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Tag: Belgrado

Migrazione temporanea a Belgrado – parte 2

Nel precedente articolo su Belgrado ho descritto ciò che i migranti meno fortunati, cioè quelli non accolti in apposite strutture, devono chiamare casa almeno per qualche tempo. Nel primo giorno di permanenza a Belgrado (l’ultimo sabato di febbraio 2017) sono rimasta scioccata dalla scandalosa sistemazione di quelli che, nonostante i tentativi di disumanizzazione, si ostinano ad essere uomini e non bestie – ma vengono trattati come se fossero bestie. Ma prima di parlare di loro vorrei rendere onore al breve ma intenso aspetto turistico del nostro viaggio in Serbia.

Persone serie con guardia seria davanti al palazzo del Presidente della Repubblica.

Persone serie con guardia seria davanti al palazzo del Presidente della Repubblica. Foto di un poliziotto simpatico.

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Migrazione temporanea a Belgrado – parte 1

A Belgrado c’ero già stata, ma non me la ricordavo così bene. Ero andata in città con degli amici, avevamo fatto il free walking tour, bevuto della rakija e tanto vino, conosciuto il pazzoide che gestiva il nostro ostello e passeggiato nella storia. Era stato bello, mi ricordo del senso di felicità, di libertà e di sorpresa che avevo provato nel continuo saliscendi delle strade delle città.

Era il 2015, eravamo a Belgrado con della rakija al miele in mano e sorrisoni sulla faccia.

Era il 2015, eravamo a Belgrado con della rakija al miele in mano e sorrisoni sulla faccia.

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Ovi sodi da Firenze a Sarajevo in bici: parte II

Seconda parte

[Per la prima parte di questo racconto, clicca qui!]

Alla fine ci mettiamo davvero due settimane ad arrivare a Sarajevo. Non dimenticherò mai quel momento, quando, aspettando Laura che veniva a prenderci in un bar del centro, ci siamo guardati sorridendo, semplicemente chiedendoci se era tutto lì, se era possibile che fosse stato davvero così facile. Lo era stato. Ma non era tutto lì. Ricordo ancora la luce del tardo pomeriggio, che sembrava volerci accogliere a braccia aperte. E ricordo ancora il sorriso di Matte, che avrei rivisto qualche anno dopo scalando le montagne intorno a Macchu Picchu. Ho trovato un amico, ma ho anche iniziato a ritrovare me stesso.

Spalato all'orizzonte, dopo un tappone infinito e con un vento... infinito anche lui

Spalato all’orizzonte, dopo un tappone infinito e con un vento… infinito anche lui

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Le inaspettate sfumature della Città Bianca

Avete mai sentito parlare del merak? È una parola della lingua serba ma di origine turca, che esprime quello stato d’animo che permette di gioire delle cose più semplici, di godere a pieno della vita senza pensare al domani, magari con lentezza, lasciando che le cose accadano. Non esiste una precisa traduzione in italiano: forse perché, in Italia, il merak sembra essere un sentimento del tutto sconosciuto.

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La Sava vista da Kalemegdan. Allineati lungo la riva opposta, i locali galleggianti.

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Capolinea Belgrado. In treno verso Est

Tra i vari mezzi di trasporto, quello che preferisco è il treno. Un campionario di persone che salgono, scendono, si spostano, ognuna coi propri pensieri, le proprie storie, i propri bagagli anche di vita. E il treno ti ci pone davanti faccia a faccia, in relazione forzata. È la perfetta palestra per l’osservazione, per l’attenzione, ma anche una micidiale macchina dei pensieri, perché dà loro un ritmo che è quello del paesaggio che ti scorre a fianco. In treno ho intavolato le conversazioni più interessanti, conosciuto persone bellissime. Non resisto dieci minuti senza annoiarmi davanti alla tv, ma riesco a passare ore ed ore guardando fuori da un finestrino.

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L’uomo che non guardava mai negli occhi (foto di Valeriano De Gasperis)

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