I Torzeons

Scoprire il mondo con occhi nuovi

Tag: Balcani (Page 1 of 2)

Dolce e amara, Mostar

Arrivando a Mostar, in una giornata uggiosa di inizio gennaio, quello che ci troviamo di fronte è un cantiere a cielo aperto. “Ecco i Balcani” mi viene da pensare. Intendo quei Balcani da stereotipo, grigi in superficie e nell’animo, che nelle mie precedenti tappe non avevo ritrovato.

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Neve, caffè turco e Cocacola

Dopo il viaggio in bus verso Zagabria e la giornata di treno in direzione Belgrado (della quale potete leggere il mio racconto qui), decidiamo di raggiungere la terza capitale del nostro tour balcanico, la tanto attesa Sarajevo, sfruttando un passaggio in macchina. Alla frontiera serba troviamo ad aspettarci un serpentone di auto in attesa dei controlli. Per una mezz’ora buona nessun segno di avanzamento. Ci stuzzica l’idea di tornare indietro e provare una strada alternativa, che arriva a Sarajevo da est. Che fare? Ci piace lasciar decidere al caso: lanciamo in aria una moneta da 2 Kune (superstite della tappa croata) e invertiamo la rotta, abbandonando la disciplinata coda di automobilisti inscatolati, alla volta delle campagne bosniache.

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Il verde paesaggio collinare con la Drina che fa da confine tra Bosnia e Serbia, visti dal finestrino durante il viaggio in auto da Belgrado a Sarajevo.

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Un tè a Sarajevo

Lunghi capelli bianchi, anello all’orecchio e tunica nera. Una voce calda, profonda e sonora. Un paio di occhi azzurri che raccontano di anni di vita vissuta, di chilometri, di avventure, di guai e di donne: quello sguardo profondo che solo in pochi si sono saputi costruire, a forza di vivere. Non so voi, ma io l’alchimista di cui parla Coelho me l’ero immaginato esattamente così. L’uomo che ci accoglie durante la nostra prima serata a Sarajevo si chiama Husein e potrebbe essere l’alchimista.

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Le inaspettate sfumature della Città Bianca

Avete mai sentito parlare del merak? È una parola della lingua serba ma di origine turca, che esprime quello stato d’animo che permette di gioire delle cose più semplici, di godere a pieno della vita senza pensare al domani, magari con lentezza, lasciando che le cose accadano. Non esiste una precisa traduzione in italiano: forse perché, in Italia, il merak sembra essere un sentimento del tutto sconosciuto.

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La Sava vista da Kalemegdan. Allineati lungo la riva opposta, i locali galleggianti.

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Capolinea Belgrado. In treno verso Est

Tra i vari mezzi di trasporto, quello che preferisco è il treno. Un campionario di persone che salgono, scendono, si spostano, ognuna coi propri pensieri, le proprie storie, i propri bagagli anche di vita. E il treno ti ci pone davanti faccia a faccia, in relazione forzata. È la perfetta palestra per l’osservazione, per l’attenzione, ma anche una micidiale macchina dei pensieri, perché dà loro un ritmo che è quello del paesaggio che ti scorre a fianco. In treno ho intavolato le conversazioni più interessanti, conosciuto persone bellissime. Non resisto dieci minuti senza annoiarmi davanti alla tv, ma riesco a passare ore ed ore guardando fuori da un finestrino.

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L’uomo che non guardava mai negli occhi (foto di Valeriano De Gasperis)

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