In questi tempi di coronavirus, di isolamento sociale e di distanziamento dalle altre persone, mi è tornata in mente la visita di uno dei paesi più insoliti che ho visitato: la Mongolia. Ha una superficie di 1.566.000 km² (oltre cinque volte l’Italia) e una popolazione di poco più di tre milioni di persone (un ventesimo rispetto al Bel Paese). Con 1,94 abitanti per km² è il paese meno densamente popolato al mondo. Di certo qui rispettare le distanze sociali è decisamente più semplice.

Le aquile si sostituiscono ai droni per la sorveglianza del distanziamento sociale

Le aquile si sostituiscono ai droni per la sorveglianza del distanziamento sociale

Ho attraversato la Mongolia nell’estate 2012, come tratto conclusivo del Mongol Rally, famosa (e pazza) corsa di beneficenza. Chi mi conosce avrà sicuramente ascoltato alcuni aneddoti su questa straordinaria avventura che mi ha portato in un mese e mezzo dalla piccola Galleriano a Ulan Bator, la capitale mongola, in un furgone assieme ad altre sei persone. Durante l’ultima settimana di viaggio, per circa 1800 km, abbiamo attraversato il paese di Gengis Khan. Di certo una degna conclusione del viaggio più epico della mia vita.

Prima di giungere nella capitale abbiamo attraversato cinque città di poche migliaia di abitanti e svariati piccoli villaggi o tende isolate. Sì, ho scritto tende. Perché tuttavia un terzo della popolazione segue un ritmo di vita seminomade, spostandosi tra le vaste steppe del Paese. Così, per essere pronti a muoversi ai cambi di stagione, vivono nelle yurte (o ger), le tipiche tende. Ma non pensate alle tende che utilizziamo per i campeggi estivi: queste, grazie ai materiali e alle tecniche utilizzate, possono resistere agli inverni più rigidi, che qui toccano i -40°. Vivono principalmente di allevamento di capre, cavalli e yak, una sorta di mucca pelosa.

Questa famiglia mette in mostra i suoi lussi: una moto fiammante e un pannello fotovoltaico

Questa famiglia mette in mostra i suoi lussi: una moto fiammante e un pannello fotovoltaico

Guidare in Mongolia non è certo semplice. Le strade asfaltate sono pochissime e la maggior parte sono costituite dai solchi che i mezzi precedenti hanno lasciato (almeno nel 2012, ai tempi i cinesi stavano già costruendo alcune strade per favorire i trasporti di materie prime). Ovviamente dimenticatevi dei cartelli. Il modo più facile per orientarsi, se non si ha a disposizione un GPS, è chiedere alle poche persone che si possono incontrare se si è sulla strada giusta per Ulan Bator. Abbiamo imparato questo trucco quando, a un bivio non segnalato, abbiamo imboccato la via errata e guidato mezza giornata nella direzione sbagliata.

Un'autostrada mongola

Un’autostrada mongola

La comunicazione non è semplice, in quanto quasi nessuno fuori dalle città conosce anche solo poche parole di inglese. Ma tutti si prodigano per aiutare uno straniero. Come quel bambino a cavallo che, viste le nostre difficoltà, ci ha indicato la migliore via per guadare un fiume.

Il bambino che ci ha aiutato a guadare

Il bambino che ci ha aiutato a guadare

Il popolo mongolo ha stretto con la natura un rapporto particolarmente stretto e ha una profonda venerazione per due animali: il lupo e l’aquila. La loro religione è il buddismo tibetano. Le condizioni proibitive di vita che affrontano hanno portato allo sviluppo di un forte senso di comunità e non è di certo inusuale essere accolti da una famiglia per un pasto, un po’ di vodka e a volte anche ospitati per la notte. Anche a noi è successo, ma di questo vi racconterò un’altra volta…

Montagne, fiumi, cavalli e yurte

Montagne, fiumi, cavalli e yurte

Sempre chiedere la direzione ai passanti!

Sempre chiedere la direzione ai passanti!

Camminando nella steppa

Camminando nella steppa

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
Markin