Nell’estate del 2018 avevo voglia di una vacanza alternativa, che non fosse cioè riposo con un po’ di mare e un po’ di sole, ma una pausa da me stesso e dalla vita lavorativa. In quel periodo abitavo a Bruxelles e scelsi una città a caso tra le più raggiungibili dal Belgio. La prescelta fu Calais, città a nord della Francia che si affaccia sullo stretto di Dover, da dove salpano i traghetti per raggiungere la Gran Bretagna. Una mappa locale la presentava come un posto pieno di inaspettata bellezza, generosità, gente simpatica, poesia, creatività e gabbiani.

Les Burgeois de Calais, Auguste Rodin

Les Burgeois de Calais, Auguste Rodin

All’epoca non conoscevo ancora parole come turismo locale o responsabile, che sarebbero poi diventate parte della mia vita, avevo solo voglia di passare qualche giorno sperimentando una vita diversa. Volevo improvvisare una serata reale a tutti gli effetti, dove provare la spensieratezza di Calais. Dalla fase preserale quando ci si interroga sul cosa fare, fino alla notte fonda dove ci si ritrova distrutti ma con un leggero sorrisetto. Per riuscirci avevo bisogno di entrare nella vita di un comune cittadino di Calais e di individuare quindi i punti d’incontro della gente normale.

Era sabato sera e dopo aver già mangiato sufficienti patatine fritte, le originali secondo gli autoctoni, mi misi alla ricerca di un classico ritrovo della movida giovanile. Come ogni giovane che si rispetti avevo bisogno di vivere la classica incertezza del sabato sera, che consiste nel chiedersi continuamente dove andare, alla ricerca di un qualcosa di incredibile che sconvolga l’esistenza. Armato della mappa USE-IT, una rete di mappe scritte dagli abitanti di varie città europee, girovagai tra vari locali tra speranze e illusioni. Non era comunque facile inserirsi in un contesto totalmente straniero e improvvisare una serata in un pub sconosciuto in mezzo ad estranei. Mi trovai così in un tavolo da solo, ascoltando una comitiva ubriaca che festeggiava nel tavolo affianco e con la magra consolazione di bere ottima birra. In un secondo momento, in una pseudo paninoteca, precipitai tra le voci stridule di un compleanno di liceali. Ritornai sconsolato a mangiare patatine, soltanto che ero all’aperto e il nord della Francia anche d’estate è piuttosto freddino.

Calais 25-26 08 18 (11)

Place d’Armes – Monumento Yvonne e Charles De Gaulle

Persa ormai ogni speranza, decisi di tentare il posto più assurdo descritto dalla mappa. Era un pub, o forse una casa privata, non l’ho mai capito. Era presentato come “Don’t stop me now” e si chiamava K-VO. Il paragrafetto della mappa recitava: “Dal lunedì al venerdì, dalle 22.00 alle 5.00. Come karaoke bar, il K-VO è uno dei più eclettici posti della città, dove i Queen e Britney Spears si incontrano seguendo le regole della musica popolare francese“. Da sempre amante dei karaoke non potevo che essere attratto da un posto del genere, così mi incamminai temporeggiando un po’, aspettando che si facesse l’ora adatta. Pensai che di solito si fa così tra i giovani, ci si fa aspettare e se un evento comincia alle 22 si arriva almeno a mezzanotte. Cercavo di rispettare le usanze dei miei amici immaginari francesi, ipotizzando anche che le loro usanze fossero queste.

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Il freddo cominciava però a farsi sentire e alle 23 ero lì, ma non riuscivo in nessun modo a trovare qualcosa che si chiamasse K-VO o che somigliasse in qualche modo a un bar. Percorsi almeno tre volte tutta la strada mentre il gelo mi pietrificava le mani, finché decisi di guardare ancora la mappa. Notai la descrizione finale alla voce Tip: “Il posto è piccolo, non suonare il campanello se c’è troppa gente con te, altrimenti Marie-Pierre non ti lascerà entrare!“. Campanello? Forse non avevo ancora capito cosa cercare. Guardai così le porte di quelle che sembravano abitazioni e vidi una porticina con una finestra affianco che emanava la classica luce blu di un pub. Suonai il fatidico campanello e venne ad accogliermi la gentilissima proprietaria, ovviamente sola in quello che sembrava un locale fantasma (i primi clienti sarebbero arrivati quasi all’una).

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Per un’ora buona il locale restò vuoto e io cominciai a sentirmi come a una festa di compleanno in cui si dubita dell’arrivo degli invitati. Spiegai la mia storia alla proprietaria che mi propose varie birre, proiettando videoclip di artisti francofoni che mi giungevano del tutto nuovi. Fortunatamente vennero fuori tanti spunti di conversazione finché arrivò un piccolo gruppo di amici che salutando la proprietaria salutò anche me, credendo che fossi suo amico. Ci presentammo e loro furono incuriositi dalla mia storia di italiano a Bruxelles in vacanza a Calais, così mi invitarono a sedermi con loro. Stavo per farcela.

La proprietaria, con un’invidiabile nonchalance, portò un libro magico con tutte le canzoni che si sarebbero potute scegliere per il karaoke. Eravamo in 5, sembrava di essere in una normale serata in famiglia (ho poi scoperto che alcuni della comitiva erano imparentati tra loro), ma il karaoke non spaventava nessuno. I francesi si lanciarono uno ad uno nelle canzoni e ovviamente mi sfidarono a replicare. Scelsi così forse l’unica canzone italiana presente sul libro magico: Con te partirò di Andrea Bocelli. Il francese con cui avevo socializzato di più mi disse di conoscerla par cœur e che avrebbe potuto cantarla con me senza problemi. All’epoca non parlavo molto bene il francese e avevo capito che fosse innamorato della canzone (una sorta di “è nel mio cuore”), mentre invece l’espressione era l’equivalente del nostro “a memoria”. Il duetto fu epico e mi regalò l’ingresso ufficiale in famiglia. I francesi mi parlarono delle loro vite, delle loro relazioni e dei loro problemi.

Passai la serata in compagnia di canzoni francesi mai sentite prima. Avrei poi scoperto di aver ascoltato grandi classici di Celine Dion (avevo sempre creduto che cantasse solo in inglese). Mi innamorai in particolare di un pezzo cantato da una ragazza della comitiva, dalla voce delicatissima. Era un grande successo degli Indochine, famosissima band francese che all’epoca non conoscevo per niente. La canzone rimase nella mia mente per tutta la notte, nel modo esatto in cui la ragazza l’aveva cantata. Stremato, a non so quale orario, lasciai il locale e ritornai lentamente nella stanza affittata su Airbnb. A notte fonda, con il freddo del Mare del Nord che si avvicinava, avevo ancora però quel briciolo di forza necessario ad allargare leggermente un sorriso.

Calaisfornia

Calaisfornia

Penso che ci siano poche cose più forti di una canzone nel rendere reale un’esperienza. Quelle parole che erano ancora nella mia testa mi dimostravano che tutto era successo sul serio, che era possibile trovare vite e ritmi nuovi senza porsi alcun limite. Una canzone resta più impressa di una cartolina, può accompagnarti per anni, più di un qualsiasi avvenimento di vita quotidiana.

La mattina dopo riuscii a vivere le strane sensazioni che si provano dopo aver passato tutta la notte fuori. Raggiunsi la spiaggia di Calais, che gli abitanti chiamano simpaticamente Calaisfornia. Era piena di attività e di vento, del tutto diversa da una qualsiasi spiaggia mediterranea nonostante fosse pieno agosto. Il vento era assordante ma ero talmente stanco che mi arresi tranquillamente alla sua potenza. Restai lì per un po’ a contemplare quella che era stata una bellissima serata e ad ascoltare sul cellulare la versione originale della canzone degli Indochine.

Je

Je

Appassionato fin da bambino di mappamondi, atlanti e Tuttocittà, ha scoperto il senso della vita quando ha capito che tutte quelle bellissime opere d'arte non erano altro che la realtà. Ha così cominciato ad esplorarle, cercando di capire dove arrivassero tutte le strade che gli si presentavano davanti. Consapevole che per ogni punto nello spazio passano infinite rette, sa già che l'avventura sta sempre per cominciare.
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