“Guarda, una bicicletta disegnata. Forse lì possono noleggiarci delle bici!”. “Vediamo”. Fu così che conoscemmo Idy, meccanico di biciclette a Samba Dia.

Foresta di palme di Samba Dia

Foresta di palme di Samba Dia

Era una calma domenica di novembre in Senegal, quando io e il mio compagno di viaggio Gerardo decidemmo di lanciarci all’esplorazione del Sine Saloum. La mappa indicava in quella zona una foresta di palme, alquanto rara da vedere data la preponderante presenza di mangrovie in quest’area lagunare. Decidemmo così di recarvici, anche se una volta raggiunto il villaggio di Samba Dia non avevamo idea di come proseguire. Così, il disegno di quella bicicletta ci ha fatto per un attimo credere di aver trovato la soluzione. Ed in effetti così è stato. Solo che la casa su cui era disegnata la bici non era un noleggio, bensì un meccanico di biciclette. Idy ci ha accolti nella sua dimora, che funge anche da officina, e una volta comprese le nostre intenzioni si è procurato due bici e ci ha accompagnati verso il palmeto.

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“Ma quindi non noleggi bici? Le ripari? – chiediamo”. “Esatto, sono un meccanico e un inventore. Questa bici l’ho creata io, da solo”. Idy sta parlando della bicicletta su cui è in sella, al cui porta pacchi è legato una specie di motore che fa anche da radio. “Così non serve che pedali e posso arrivare fino alla foresta senza stancarmi”.

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Gerardo e la nostra guida Idy

Idy oggi ha 25 anni ma è da quando ne ha 12 che ha iniziato ad aggiustare biciclette: “Quindici anni fa, a Samba Dia eravamo in 5 ad avere una bici e quando qualcosa si rompeva dovevo arrangiarmi a ripararla – spiega. I miei genitori mi dicevano che ero un folle a voler diventare meccanico di biciclette. Per loro non aveva senso, pochissimi potevano averne una e mi dicevano che non avrei avuto un futuro continuando così.”.

A distanza di un decennio, però, a Palmarin è arrivata una Fondazione spagnola: Bicicletas sin Fronteras. Ines Carrillo Badosa, assieme a suo marito Roma Boule, con un progetto pilota hanno pensato di favorire l’educazione ed il lavoro attraverso le biciclette. Grazie al loro progetto “Bicicletas para la Education en Palmarin” e alle convenzioni instaurate con due istituti scolastici, oggi più di 400 studenti possono recarsi a scuola su due ruote, risparmiando il tempo e la fatica del tragitto a piedi che possono investire nello studio e nel gioco. Inoltre, grazie al progetto “Bicicletas para el desarrollo”, anche molti giovani come Idy hanno potuto accedere al mondo del lavoro grazie alla creazione di piccoli negozi locali di acquisto e riparazione di biciclette.

Nel 2012, infatti, Roma e Ines non hanno tardato a scoprire l’ormai grande meccanico di Samba Dia. È iniziata così la loro collaborazione ed ora Idy può dire di avere un futuro grazie alla sua perseveranza. Negli anni, però, non si è accontentato di aggiustare i mezzi difettosi. La sera, quando il sole cala e la calma regna nel villaggio, Idy accende una torcia e si mette in cortile a studiare come riprodurre e potenziare la sua bicicletta elettrica.

È passato un anno da quando Roma gli ha portato due biciclette elettriche da riparare. Dopo qualche settimana Idy capì il meccanismo riuscendo ad aggiustarle e con sua grande sorpresa Roma gliene regalò una. Allora la bicicletta funzionava solamente a pedali ma con la sua perseveranza e lunghe nottate passate a riflettere, Idy trovò il modo di far funzionare il motore: “Quanto mi metto a letto, la sera, penso. Posso passare giornate intere a riflettere, senza mangiare, fino a che mi viene l’idea”. È cosi – ci spiega – che è nata la sua bicicletta a motore: “Avevo la struttura della bicicletta ma il motore era rotto. Così, grazie alla scienza, sono riuscito a ripararla e a renderla autonoma. Ora posso spostarmi senza pedalare”.

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Dopo un anno di università a Dakar, dove ha studiato tedesco, Idy ha deciso di ritornare al villaggio perché preferiva aiutare la gente del posto attraverso il suo lavoro. Per migliorarsi ha comprato dei libri, che assieme alla pratica gli hanno permesso di diventare l’innovatore che è oggi. Al momento sta provando a riprodurre una bici elettrica simile a quella regalatagli da Roma, ma potenziata. Vuole che questa bicicletta abbia una batteria in più, che le permetta di avere un’autonomia di 100 km al posto di 50. Inoltre, vuole aggiungere un meccanismo in grado di modificare la velocità e che magari permetta anche di fare retromarcia. “Per me ora è come un gioco – afferma. Non voglio limitarmi a riparare le biciclette, voglio insegnare agli altri in modo che continuino il mio lavoro e che io possa avere il tempo di inventare”.

Idy con la sua prima bici elettrica

Idy con la sua prima bici elettrica

Idy ha rappresentato, fin dai primi momenti in cui abbiamo ascoltato le sue parole, una voce fuori dal coro. Un ragazzo in grado di pensare fuori dagli schemi, di tentare, di rischiare, di sbagliare. Insomma: un innovatore. Solo così è riuscito a immaginare l’utilità di un mezzo a due ruote quando nel villaggio pochi ne possedevano uno. Ha cominciato a lavorare di notte, armato della follia che caratterizza i geni. Aspettava che i componenti della sua famiglia allargata andassero a dormire, per essere lasciato libero di inventare, aiutato dal silenzio e dalla calma che in Senegal si riescono ad assaporare solo a notte fonda.

Idy, con la sua creatività, ha saputo offrire un mezzo di trasporto alternativo agli abitanti di Samba Dia e dei villaggi limitrofi, che potendo contare su un meccanico di biciclette si sono sentiti più sicuri nell’investire in questo mezzo. Scorrazzare in bici aiuta a pensare in modo alternativo, perché ci si abitua fin da piccoli a essere indipendenti, a decidere ad ogni incrocio se andare a destra o a sinistra, a tentare nuove strade inesplorate. Perché non esiste una strada che non porti in nessun posto. Perché se quella strada qualcuno l’ha fatta allora ci deve essere un motivo.

Nel 2019 Idy ha guidato per la prima volta un gruppo di ciclisti appassionati in visita in Senegal. Ha così messo a frutto la sua capacità di meccanico, di avventuriero e di ciclista amatoriale in un’unica occasione. Il turismo, vera e propria industria del tempo libero, è un settore ad alta intensità di capitale umano che progressivamente si sta sviluppando in Senegal, paese povero di grossi mezzi di produzione ma ricco di socialità, di natura e di storie che nascono intorno ad un piatto condiviso.

Il nostro moderno pioniere delle biciclette si muove così in un contesto dove forse un giorno si raggiungerà un’economia “green”, forse proprio a partire dai mezzi su due ruote, allo sviluppo del turismo verde, all’assenza di limiti infrastrutturali tipici di un’economia industrializzata. Nella zona, infatti, gli spazi naturali prevalgono e nella vicina Palmarin troviamo una grande Riserva naturale gestita in modo comunitario dalla popolazione locale. Grazie a Idy capiamo la bellezza di un’idea folle che pian piano diventa realtà, pedalando dolcemente su una bici elettrica inventata in una notte stellata.

Idy

Articolo scritto a quattro mani da Vari e Je 

Vari

Vari

Avventurosa esploratrice sempre in cerca di cose da fare. Laureata in Diplomazia e Cooperazione Internazionale, è in cerca della retta via (che esista veramente?). Amante della pallavolo, il divano non le è amico: sempre attiva e alla ricerca di nuove avventure. Curiosa ed irrequieta, la comodità non è ciò che le interessa. Si adatta a qualsiasi situazione ma in tuta e a piedi nudi si trova maggiormente a suo agio.
Vari