C’è chi dice che il calcio è solo un gioco, ma delle volte è molte di più, sia nel bene che nel male. Due anni fa quando visitai per la prima volta Buenos Aires mi innamorai del suo barrio più colorato: La Boca. Nei decenni a cavallo del 1900 il quartiere era abitato da moltissimi immigrati, impiegati nelle attività portuali. Un’alta percentuale di questi lavoratori era italiana, in particolare genovese. Furono proprio loro a fondare la squadra di calcio del barrio, il Boca Juniors. Questa squadra rappresenta il fiero popolo lavoratore della capitale argentina, contrapposta agli odiati rivali del River Plate. Da quella visita mi era rimasto un desiderio, quello di assistere a una partita del Boca nel loro mitico tempio, la Bombonera. Finalmente sono riuscito ad andarci: il 27 gennaio ero sugli spalti per Boca Juniors – Colón.

Mario ed io posiamo felici davanti alla Bombonera

Mario ed io posiamo felici davanti alla Bombonera

Durante la pianificazione del mio viaggio tra Argentina e Cile di questo inizio d’anno ho cercato di far coincidere la mia permanenza con una partita in casa del Boca e ho chiesto al mio caro amico Mario, residente nella capitale argentina, di procurarci dei biglietti. Nemmeno lui aveva mai assistito a una partita alla Bombonera, anche perché tifoso del Racing de Avellaneda. Inoltre l’impresa di conseguire biglietti è particolarmente difficile: i soci della squadra sono circa 75000, mentre i posti a sedere sono 49000. Bisogna dunque conoscere un socio che per qualche motivo non può andare allo stadio oppure rivolgersi ad agenzie che fanno pagare cari i loro servizi. Mario mi dà la buona notizia: abbiamo due ingressi!

Arrivo a Buenos Aires nel primo pomeriggio e la partita si terrà la sera stessa. È il primo incontro dopo la pausa estiva. Ed è la partita del secondo ritorno a casa del figliol prodigo Carlitos Tevez. Nato in un quartiere poverissimo della capitale e cresciuto in mezzo alla delinquenza, è riuscito a togliersi dalla strada grazie al calcio. Ha iniziato la sua carriera al Boca, si è consacrato prima in Brasile e poi in Europa nella Premier League e nella Juventus, per poi tornare a casa per far vincere al suo amato club il titolo argentino. Raggiunto il suo obiettivo si è lasciato tentare dai soldi del campionato cinese, ma la sua “vacanza” è finita dopo solo un anno: lui ha voluto tornare a casa di nuovo. E la gente lo ha acclamato come uno dei suoi beniamini preferiti.

I momenti pre partita

I momenti pre partita

Lo spettacolo della Bombonera è impressionante. Fiumi di gente vestita di giallo-blu si accalcano nei dintorni dello stadio già diverse ore prima della partita. Per evitare possibili scontri tra le calde tifoserie argentine, da alcuni anni le trasferte sono vietate. Ci sono quindi solo tifosi del Boca. Musiche e tamburi si possono ascoltare a tutti gli angoli delle strade e già qualche coro s’imprime nella mia mente. Una curiosità: la maggior parte dei cori non sono rivolti a supportare la squadra di casa, bensì a sbeffeggiare gli odiati rivali del River Plate. Entriamo allo stadio presto, non vogliamo perderci nemmeno un minuto di questo spettacolo. Scopriamo così che i posti assegnatici sono nella fila più esterna dell’ultimo anello: nonostante ciò la visuale è ottima, in quanto gli spalti sono a strapiombo sul rettangolo verde. I cori della Doce, la curva giallo-blu che costituisce il dodicesimo giocatore in campo, sono già cantati a squarciagola. La Doce peraltro ha una storia controversa e ha legato il suo nome in maniera indissolubile alla squadra, tanto che alcune inchieste hanno evidenziato le lotte di potere e i metodi mafiosi con cui controlla le attività economiche e non della squadra. Pare inoltre che assistere a una partita negli spalti più bassi sia piuttosto pericoloso: io dall’alto del terzo anello per fortuna non ho avuto modo di assistere a nulla di ciò.

I giocatori entrano in campo accolti da un boato. Importa poco se la partita non è la più sentita: è la prima dopo la pausa estiva, il Boca guida serenamente la classifica e l’avversario è il non irresistibile Colón. Ma il tifo si fa sentire dal primo all’ultimo minuto e lo stadio, al ritmo dei suoi sostenitori, inizia a vibrare. Da queste parti si dice: la Bombonera no tiembla. Late (la Bombonera non trema. Batte). Bastano tre minuti e il Boca è in vantaggio grazie a Cristian Pavón. La partita in realtà non è di certo entusiasmante, i ritmi sono bassi e gli errori commessi dai giocatori sono molti. La supremazia del Boca poi è fuori discussione. Sarà così che per un lungo tratto della contesa l’unico sussulto è il gol mangiato da Tevez che avrebbe fatto scoppiare lo stadio.

Un'azione di gioco

Un’azione di gioco

La partita scorre senza particolari sussulti, resa spettacolare dal tifo della Doce e inframezzata da qualche conchetumare gridato dai tifosi in direzione dell’arbitro o dei giocatori avversari (eviterò di tradurre questo termine, non si sa mai ci sia qualche bambino tra i lettori). Il secondo gol del Boca da parte dell’uruguaiano Nández su ottimo assist di Carlitos e l’espulsione del giocatore del Colón Toledo rendono l’ultima parte della partita poco emozionante. Al triplice fischio finale, i tifosi felici iniziano ad evacuare lo stadio intonando ancora cori contro il River. Si sono appena guadagnati un’altra settimana di supremazia territoriale.

C’è chi dice che il calcio è solo un gioco, ma nella Boca è molto di più.

La passione tramandata di padre in figlia

La passione tramandata di padre in figlia

I colori del Boca Juniors derivano dall'avvistamento di una nave a bandiera svedese nel porto della Boca

I colori del Boca Juniors derivano dall’avvistamento di una nave a bandiera svedese nel porto della Boca

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
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