Sotto tetti piatti e gialli. Sotto cisterne, antenne e panni. Sotto un sole che toglie il respiro. Sotto questo sta Mazara del Vallo. Sono a 150 miglia da Cartagine, circa 100 dalle coste settentrionali dell’Africa. È il punto più vicino alla Culla dell’Umanità che abbia mai raggiunto. In questo angolo d’Italia ci arrivo nel pieno della notte di San Lorenzo, sotto le stelle cadenti, su di una Fiat 500 presa a noleggio.

Benvenuti a Mazara del Vallo

Benvenuti a Mazara del Vallo

Mazara è una città di storia e leggende, la descrive meravigliosamente una iscrizione appesa qualche anno fa vicino a una fontana sul lungomare che recita: città di mare, di vento e di sole. Di storie antiche e di sapori senza tempo. Città di spazi e di vuoti assoluti, città di gabbiani e di cani randagi, di santi, di marinai e di contadini. Città di vino e di logori rimpianti, di vecchi oltre il tempo, di pietre arredi sudore, di parole e di sogni senza ali. Città dell’infinito e del muro senza scampo, di pini leggeri e di foglie passate. Città di fenici venuti dal mare, di arabi senza terra, di popoli nutriti dalla storia. Città di miti e di illusioni, di musica e silenzi nascosti, città sazia di mistero e di futuro.

I tetti di Mazara

I tetti di Mazara

Cammino insieme a Ira per il labirinto di vicoli della casba che ti portano sempre negli stessi punti, voluti così dai saraceni per disorientare gli invasori. La cattedrale, la chiesa senza volta di Sant’Ignazio, camminiamo fino al porto dove alcuni pescatori stanno sistemando le reti, tra barche e ruggine. Forse il cappello bianco che porto per proteggermi dal sole, o forse l’aria leggera con cui ci muoviamo, o forse solo le nostre facce, non so, fatto sta che mi sento palesemente un turista. Come spesso succede cerchiamo un po’ di integrazione ed è così che, nei pressi del mercato ittico, ci imbattiamo in Amed intento a fumare la shisha. Gli chiedo se possiamo e subito compaiono due sedie, un narghilè, una birra Moretti (un po’ di Friuli anche qui) e una coca. Ci rilassiamo fumando e chiacchierando, mentre il ruotare della Terra su se stessa consuma pian piano l’ombra amica e la linea del sole si fa più vicina. Amed è tunisino ma è in Italia da quarant’anni ormai. Fra le mille domande gli chiedo anche dove possiamo mangiare un buon cuscus di pesce. La risposta: “mia moglie è una brava cuoca, se volete questa sera siete miei ospiti.” Ovviamente accettiamo. L’appuntamento è per le sette e mezzo qui al porto, questa sera.

Il porto di Mazara

Il porto di Mazara

Spendiamo il pomeriggio per le viuzze di Mazara anche in cerca dei “muccunnetti”, dei biscotti di mandorle fatti a mano dalle monache benedettine. Li troviamo nel monastero di San Michele. Non ci sono cartelli ne tantomeno indicazioni, solo silenzio. Sento che è il posto giusto. Suono alla porta. Si apre, una piccola stanza, silenzio. Una monaca ci chiede quanti biscotti vogliamo, con la conserva o senza? Ne prendiamo mezzo chilo. Riempie la busta di carta e li posa sulla ruota, dove poi mettiamo i soldi. È di poche parole, in silenzio usciamo a mangiarli sulla scalinata della omonima chiesa. Si avvicina l’ora dell’incontro e torniamo al porto.

I famosi muccunnetti

I famosi muccunnetti

Riconosciamo Amed intento a fumare. Subito ci saluta e ci porta in macchina fino a casa dove dal balcone ci saluta la figlia. Scopriamo che anche lei studia a Udine come Ira (piccolo il mondo). La tavola è imbandita, la luce della sera tinteggia le mura e l’atmosfera. In sottofondo la radio passa musica tunisina anni ’60. La cena è servita. Cuscus piccante, pesce e il dolce della zucca in pezzi. Ci sono anche i “bric”, una sorta di involtini con uova e tonno. Il cuscus è finissimo e viene direttamente da Madia, la loro città in Tunisia. La moglie di Amed parla un misto di siciliano e tunisino e ci sprona a mangiare ancora. Io faccio il bis e tutto è deliziosamente buono ed ha un sapore autentico. Parliamo di Mazara, di Udine, della Tunisia. E poi arrivano i dolci di miele e mandorle e un tè liquoroso. Profumo di gelsomino dal balcone. Sfogliamo le foto del matrimonio dell’altra figlia e ci raccontano le loro usanze secondo le quali si festeggia per cinque giorni prima della celebrazione. Si fa notte e giunge l’ora degli addii. Ci salutiamo, ed è un arrivederci. Amed ci riporta al porto dove questa storia è cominciata e ci saluta con un sorriso e una pacca sulla spalla: “buon viaggio e chiama ogni tanto”.

La piazza con la Cattedrale

La piazza con la Cattedrale

Città d’incontri, città di amici, di genti e di culture. Grazie per la bella serata. Riprendiamo la 500 Fiat. Il vento è cambiato, lo scirocco degli scorsi giorni che ci ha appesantito a Palermo è voltato in maestrale e il vento comincia a battere la costa. Ci rimettiamo in viaggio anche questa notte, verso Eraclea Minoa.

Gio

Gio

Ingegnere, ricercatore, sognatore, un mix di storie. Ama la montagna ma, da quando vive a Trieste, ha realizzato che anche il mare ha il suo perché! È un essere irrequieto ed ama viaggiare, quasi sempre in compagnia, giocare a briscola e raccontarsi l’ultima al bar, davanti a un calice di buon vino. Come quella volta che…
Gio

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