I Torzeons

Scoprire il mondo con occhi nuovi

Dedica al mare della Liguria

Incredibile quanta energia possa sprigionare il mare, soprattutto se ha il cuore agitato e le nuvole sopra la testa. Oppure se il cuore agitato e le nuvole sopra la testa ce li hai tu.

"Ha un ritmo vitale, una forza terapeutica"

“Ha un ritmo vitale, una forza terapeutica”

Incredibile quanto possa essere immenso e potente, temibile e affascinante, mentre si infrange e schiuma contro gli scogli. Ha un ritmo vitale, una forza terapeutica.

Spingersi, tra un venerdì e un lunedì di primavera, fino in Liguria con la voglia di vedere il mare, quello irrequieto, quello sconosciuto, quello in lotta con gli scogli taglienti quando il tempo è in subbuglio, così diverso dal più familiare e placido Adriatico. Percorrere qualche leggero saliscendi, parcheggiare e proseguire a piedi, tra l’esplosione di fiori viola. Imboccare la scaletta di un sovrappasso arrugginito e scavalcare quei binari ferroviari che la percorrono tutta, la Liguria, da est a ovest, da ovest ad est, lungo la costa. Poi scendere lungo una creuza, una creuza de ma, come quella cantata da Fabrizio De Andrè, scalino dopo scalino – bello sarebbe averli contati, quegli scalini, e invece no. Farsi accompagnare dal profumo, a tratti aromatico e a tratti balsamico, degli arbusti – bello sarebbe conoscerne i nomi, e invece no.

La creuza de ma

La creuza de ma: una stradina, un sentiero che scende e porta al mare

La località si chiama Demola, poco distante da Pieve Ligure, non così lontano da Genova. Ma poco importa. Importa che qua i turisti non ci arrivano. Perché mai dovrebbero? So per certo che anche alcuni Liguri non la conoscono. Però è atmosfera. Un’atmosfera che vale la pena cercare, per chi viaggia come me, inseguendo le emozioni di questi attimi piccoli, che sembrano vivere in una dimensione parallela rispetto al corso delle giornate. Quasi invisibili, vanno cercati. Sembrerebbe non esserci niente da vedere, qui. Niente, se non, qualche scalino più giù, il mare. Non quello imbellettato degli stabilimenti balneari, non quello operoso dei porti liguri, non quello pittoresco che incornicia gli antichi borghi. Il Mare.

Il mare in subbuglio, a Demola

Il mare in subbuglio, a Demola

Dove sono gli occhi del mare? Si chiedeva da lunghi anni Plasson, mentre instancabilmente cercava di coglierne l’essenza, l’inizio. Le navi! Le navi sono gli occhi del mare, affermava senza troppo pensarci Dood, quel ragazzino venuto da chissaddove, rivelandogli che il mondo può essere semplice e pure il mare può non essere così misterioso, se lo guardi con l’anima leggera.

Anche il mare di Demola, come quello osservato da Plasson, ha gli occhi, laggiù, e osserva pure lui, da lontano. Un’osservazione reciproca, a ben pensarci. Avete mai provato ad osservare veramente il mare? Ritrovarvi voi e solo il mare tutto attorno, come suono, come colore, come energia? Arriva un momento in cui tutto appare particolarmente fuori dal tempo, ma meno agitato, più in ordine. Alla fine pare quasi impossibile essersi conosciuti solo poco prima, noi e il mare di Demola. Quasi.

“- Senti, Dood…

Dood si chiamava, il bambino.

– Visto che te ne stai sempre qui…

– Mmmmh.

– Tu magari lo sai.

– Cosa?

– Dove ce li ha, gli occhi, il mare?

– …

– Perché ce l’ha, vero?

– Sì.

– E dove cavolo sono?

– Le navi.

– Le navi cosa?

– Le navi sono gli occhi del mare.”

 

Alessandro Baricco, Oceano Mare.

Kiara

Kiara

Architetto, un po’artista dai pensieri contorti che tenta di sciogliere meditando.
Le piace puntare in alto, soprattutto in montagna dove non si sente soddisfatta se non raggiunge la cima.
Considera la lentezza una virtù (mai metterle fretta!), e potrebbe passare le ore a conversare: meglio se davanti ad una tazza di tè verde o a un buon bicchiere di vino rosso.
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Comment

  1. M.V.

    Nel mare tutto finisce. L’acqua che per tempo interminabile passa coi fiumi attraverso le città edificate dagli uomini si getta nel mare come a decretarne una fine, eppure la sua essenza si rafforza e si espande.
    Un mostro (dal latino “monstrum”, ovvero portento o prodigio) che fagocita tutto ciò che riceve, mai sazio.
    Impossibile rimanerlo a guardare indifferenti essendo consci di ciò

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