In questo post vi narro un incontro che il caso mi ha regalato durante il mio vagabondare per Scicli, nel sud della Sicilia. Adagiato come un lenzuolo sulle cosce dei monti iblei, in questo pomeriggio siciliano il paese è appesantito da un caldo torrido e fuori dall’ordinario. I vecchi, appoggiati sui bastoni, si rifugiano nell’ombra, immobili. Le vie sono semideserte ed i pochi passanti fuggono dal sole camminando rasenti ai muri delle case.

Scicli dalla chiesa di San Matteo

Scicli dalla chiesa di San Matteo

Seguendoli con gli occhi scorgo i particolari del barocco: stucchi, ringhiere, finestre, fregi e decorazioni sui palazzi e sulle case. Passando vicino alla chiesa barocca di S. Bartolomeo scorgo due aperture scavate nella roccia e annerite dal fumo e davanti ad esse un’accozzaglia di oggetti. Mi avvicino incuriosito e mi viene incontro Giovanni, lo stagnino di Scicli. È il suo laboratorio. Mi mostra qualche oggetto ed una lampada ad olio che veniva utilizzata per illuminare le case scavate nella roccia sul dorso del colle, proprio di fronte a noi. Grotte scavate millenni fa ed adibite a case a partire dalla dominazione bizantina fino agli anni ’70. Questo suggestivo quartiere si chiama Chiafura, ed è li che mi dirigo.

La chiesa di San Bartolomeo

La chiesa di San Bartolomeo

La bottega dello stagnino a Scicli

La bottega dello stagnino a Scicli

Sulla via incrocio il museo in grotta “A Rutta ri Ron Carmelu”. Entro in un cortile stretto tra le case e trovo Don Carmelo intento a scolpire una copia di un busto di Modigliani. Mi avvicino e subito vengo accolto ed invitato a visitare questo piccolo museo: la casa del nonno scavata nella roccia. L’analogia di un piccolo monolocale odierno, che allora ospitava otto persone. Un letto di paglia al posto del materasso, un forno a legna al posto dei fornelli, il telaio al posto dello shopping in centro e del consumismo, e la stalla adiacente alla sala centrale.

La grotta di Don Carmelo

La grotta di Don Carmelo

Carmelo, collezionista ed artista ha recuperato con passione questo mondo, traccia del secolo scorso, e mi accompagna indietro nel tempo, a cent’anni fa, a mille anni fa. Come scrive Paolo Rumiz in “Annibale” la generazione dei nostri nonni è più vicina ai tempi di Annibale, dei Cartaginesi e dei Romani, di quanto non lo siamo noi a quella dei nostri stessi nonni. Ed è così, molti degli oggetti che Carmelo mi racconta e mi mostra erano quotidianità cent’anni fa, e molti di essi sono gli stessi utilizzati mille anni fa. Oggetti che oggi non riconosciamo nemmeno più. In questo magnifico angolo di Sicilia il tempo rallenta. Per due ore chiacchiero con Carmelo che mi racconta storie della sua gente e di Scicli, dei monumenti, di via Mormino Penna, di Italo il cane della gente, di suo figlio che ha la mia età, della Sicilia e delle sue speranze. All’ombra, nel cortile, tra macine, otri e spezie.

Giochiamo con la trottola di legno, non banale da far girare. Mi insegna il lancio standard: un colpo secco in avanti seguito da un contraccolpo all’indietro ottenuto tirando lo spago, stretto tra anulare e mignolo. Quello da “fighetto” con la trottola rovesciata, e quello alla femminile, raso terra. Mi racconta dei turisti che sono passati di qui da ovunque nel mondo e va fiero del lavoro che ha fatto. Queste due ore di piacevole discorrere volano e ci salutiamo.

Io mi ributto nelle vie del paese e nel caldo. Lui riprende il lavoro nel fresco della sua grotta. Se passate di qui fermatevi un istante e godetevi questo angolo autentico e meraviglioso della Sicilia.

 

Gio

Gio

Ingegnere, ricercatore, sognatore, un mix di storie. Ama la montagna ma, da quando vive a Trieste, ha realizzato che anche il mare ha il suo perché! È un essere irrequieto ed ama viaggiare, quasi sempre in compagnia, giocare a briscola e raccontarsi l’ultima al bar, davanti a un calice di buon vino. Come quella volta che…
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