I Torzeons

Scoprire il mondo con occhi nuovi

Thailandia: quanto può essere dannoso il turismo?

Zaino in spalla. Una meta lontana. Una cultura da scoprire. Partire senza un programma e lasciarsi guidare.

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Ho sempre sognato di fare un’esperienza del genere, e così è stato. I templi, la natura, le spiagge, la gente sorridente ed i mercati, adoro i mercati! Prima di partire ho chiesto a diverse persone che ci erano già state cosa dovessi visitare secondo loro. Mi sono lasciata guidare dalle esperienze altrui per vedere con i miei occhi “la Terra del sorriso”. Avete capito dove sono andata?

In poco più di due settimane io e il mio compagno di avventure abbiamo percorso oltre 4.000 km, da nord a sud della Thailandia: Bangkok, Ayutthaya, Lopburi, Chiang Mai, Chiang Rai, Pai, Phuket e Ko Tao. Sì, tutto in 16 giorni!

Prima di iniziare a raccontarvi la mia avventura, però, vorrei sottoporvi alcune riflessioni. È la prima volta che mi capita, durante un viaggio, di riflettere su quanto il turismo a volte possa far male ad un Paese.

Negli anni la Thailandia è cambiata e non è l’unica Nazione ad aver subito gli effetti della globalizzazione. Un ragazzo conosciuto durante il viaggio ci era stato vent’anni fa e ci ha detto che, seppur il turismo e le sue conseguenze fossero già presenti, non lo erano ai livelli attuali. Quest’uomo non riconosceva più la Terra di un tempo, in cui qualche briciolo di normalità si poteva ancora cogliere, ma aveva la mia stessa sensazione che, pur non essendoci mai stata prima, era quella di un Paese completamente stravolto e modellato per accogliere i turisti.

All'uscita del Palazzo Reale di Bangkok

All’uscita dal Palazzo Reale di Bangkok

Il flusso turistico in questa parte del continente è ingente: circa 32 milioni di persone all’anno visitano la Thailandia, rendendolo il quarto Paese più visitato al mondo. L’industria del turismo ha contribuito significativamente alla sua crescita, che negli ultimi 30 anni lo ha reso un esempio di successo nel Sud-est asiatico. Ma a quale prezzo?

Un aspetto sicuramente evidente e che ha avuto origine durante la Guerra del Vietnam è lo sfruttamento sessuale. Durante il loro periodo di riposo, i combattenti americani negli anni ‘60 prendevano le città e le coste del Paese come luoghi di riposo e di svago. In quegli anni si è sviluppato quindi il fenomeno del turismo sessuale, ben noto in tutto il mondo. Nei quartieri a luci rosse di Bangkok, a Pattaya, Phuket, Chiang Mai, in alcune città di più ed in altre di meno, si possono vedere delle graziose ragazze sedute al bar, spesso al fianco di un signore dai tratti occidentali.

Questi bar sono chiamati Go-Go bar proprio perché le ragazze attendono un uomo che dica loro “go, go” e se le porti via per una notte o anche per l’intera vacanza. Ovviamente anche passare qualche ora assieme nel locale è concesso e quindi, la sera, i bar sono pieni di ragazze in abiti succinti che accompagnano uno o più signori, spesso di una certa età. In Thailandia, come in molti paesi in cui i prezzi sono più bassi rispetto ai “Paesi sviluppati”, le prestazioni sessuali sono accessibili a tutti i portafogli, tanto che un’intera notte con una ragazza può costare meno di 20 euro. Molte donne in Thailandia fanno questo lavoro per sfuggire alla povertà dei villaggi di origine, spesso collocati al nord del Paese o nei paesi limitrofi, e molto spesso sono ragazzine neanche maggiorenni. La prostituzione teoricamente è illegale in questo Stato ma è tacitamente accettata dal Governo stesso, essendo essa una fonte di guadagno inestimabile per le casse del Paese, oltre che un’attrazione per molti turisti. Purtroppo, infatti, questo fenomeno è alimentato dal turismo che ne aumenta la domanda interna (già alta di per sé). Di Go-Go bar è pieno, ma non sono gli unici ad offrire questo tipo di servizio ai turisti. Locali di lap dance, spogliarelli, show dal vivo, centri massaggi con lieto fine (esclusivamente per turisti, come mi ricorda un’insegna a Chiang Mai) non sono difficili da trovare, anzi. Ci sono delle zone della città apposite oppure delle città intere che vivono di e per il turismo sessuale, come ad esempio Patong, a Phuket.

Ci ho fatto tappa due giorni senza sapere cosa ci avrei trovato. Essendo un viaggio organizzato e gestito sul momento, giorno per giorno, le tappe sulla costa ci sono state prenotate da un Residence di Chiang Mai. Innocentemente non mi sono informata in anticipo su dove sarei finita, così mi son ritrovata nella città del sesso per eccellenza. Devo dire che è stato abbastanza avvilente vedere tutto ciò ma mi ha permesso di vedere anche questa realtà con i miei occhi.

Ma passiamo oltre.

Altro aspetto facilmente riconducibile al turismo e che può infastidire chi cerca l’autenticità di un Paese è la standardizzazione. Al fine di aumentare la domanda turistica e soddisfare il visitatore, l’offerta di servizi è fine alla riproduzione di standard di consumo del visitatore stesso. Altrimenti detto: in tutte le città maggiormente visitate si possono trovare servizi ad hoc per soddisfare gli standard del visitatore: resort, villaggi turistici, ristoranti ma anche artigianato locale. Dal nord al sud è quasi impossibile trovare delle differenze tra i prodotti venduti come gadget e souvenir: in ogni città ci son le stesse cose e non si notano grosse differenze di merce che denotino differenze tra la cultura del nord e del sud del Paese. Trovare un artigianato locale che sia autentico e non si adatti alle esigenze del turista è molto difficile.

Mercato notturno di Chiang Mai

Mercato notturno di Chiang Mai

Infine, molto spesso si nota come ci sia una messa in scena dell’autenticità. Volendo molti turisti vedere sul territorio qualcosa di autentico (come la sottoscritta, non lo nego), è aumentata negli anni la domanda di pacchetti, escursioni, visite a destinazioni che offrano autenticità culturale. Anche questo, però, ha portato negli anni allo sfruttamento di questa identità culturale da parte della comunità locale. Sono molte, ad esempio, le agenzie/le persone in Thailandia che offrono dei tour per visitare le tribù delle colline, tra le quali i famosi Lanna o Long Neck (donne dal collo allungato da anelli – che poi non è il collo ad allungarsi ma la gabbia toracica ad essere spinta verso il basso). Queste donne sono utilizzate dai tour operator per attrarre turisti e per guadagnare soldi grazie ad un aspetto appartenente alla loro cultura che viene denaturato.

Donna Akha al lavoro - Chiang Rai

Donna Akha al lavoro – Chiang Rai

Approfondirò l’argomento specifico in un prossimo articolo e per ora mi limito a fare questa piccola osservazione: il fatto stesso che ci sia richiesta di vedere qualcosa di culturalmente autentico implica che c’è la sensazione della perdita di autenticità culturale generale nel Paese. Questo vuol dire che la Thailandia sta crescendo, si sta “arricchendo”, sta cambiando e come è normale le tradizioni vanno via via perdendosi. È giusto quindi forzare questa autenticità solo ed esclusivamente per il turista? Quando ci si accorgerà (spero presto) che quello che si cerca è anch’esso artefatto, cos’altro sarà necessario inventarsi?

Fino a quando tutte le risorse del territorio potranno venire sfruttate a scopo turistico senza creare problemi? Le donne vengono mercificate (o si mercificano), gli animali vengono sfruttati – basti pensare ai migliaia di turisti in groppa agli elefanti che passeggiano nelle città, stremati, sotto il sole cocente – e anche le risorse naturali ne risentono. Quanto ancora i tailandesi che non vivono di turismo potranno sopportare che le scarse risorse che hanno vengano utilizzate a loro svantaggio? Quanto una persona può resistere a vedere vicino casa Hotel di lusso in cui l’acqua pulita scorre incessante e girarsi a guardare i fiumi vuoti, sporchi. Quanto ancora la gente comune dovrà continuare a pescare in fiumi di melma, inquinati, dove spesso i pesci si raccolgono già morti, mentre negli Hotel e ristoranti per turisti i pesci vengono allevati nelle vasche? Quanto durerà ancora questa apparente armonia legata all’euforia della crescita economica prima di trasformarsi in astio verso i turisti che si appropriano di tutte le risorse?

Questa volta lo spirito dei Torzeons di guardare il mondo con occhi nuovi mi ha portata a fare questi ragionamenti. Ma ho deciso di racchiuderli in un primo articolo per portarvi serenamente con me durante il resto del viaggio da nord a sud della Thailandia. Siete pronti a scoprire quale sarà la mia prima meta?

 

Vari

Vari

Avventurosa esploratrice sempre in cerca di cose da fare. Da poco laureata alla triennale di Scienze Internazionali e Diplomatiche, è in cerca della retta via (che esista veramente?). Amante della pallavolo, il divano non le è amico: sempre attiva e alla ricerca di nuove avventure. Curiosa ed irrequieta, la comodità non è ciò che le interessa. Si adatta a qualsiasi situazione ma in tuta e a piedi nudi si trova maggiormente a suo agio.
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Comments

  1. Nick sandrelli

    Io ci vado dal 2006 in thailandia…ricordo che la gente fino a qualche anno fa sorrideva..ora non più…purtroppo come tutte le cose forzate dall’uomo prima o poi si pagano le spese..certo la thailandia si è progressivamente aggiornata con il turismo sessuali..ma oggi questo dato di fatto è quasi all’astrico..I thailandesi pagheranno per il loro operato perché la natura si ribella, nel 2008 il governo mise a basso costo la moneta del paese, il bath..propio per i vogliare ed ingannare i turisti a spendere i soldi li..ma oggi la thailandia e finita..prezzi elevati più di altri paesi..centinaia di ettari di terreno privati alla natura per il business immobiliare, Se pensate di andare in thailandia vi consiglio di cambiare idea..meglio spendere i soldi per una vacanza in Europa. Migliaia di investitori hanno già lasciato il paese, perché sono stati depredati dei fondi finanziari investiti, i thailandesi sono razzisti, non permettono a nessun straniero di fare business con profitti, i go go bar ci sono ancora..ma con 20 euro ti paghi solo 2 drink..per portarti una ragazza per la notte ora chiedono 50..80 euro ,per non parlare poi di posti dove perché sei straniero paghi il doppio, personalmente sconsiglio a qualunque persona di andare a visitare la thailandia, tra qualche anno avranno una crisi economica da paura perché han voluto gonfiare il palloncino più della loro portata.

  2. Terra del sorriso? Ma valaà
    Autenticità ? Ma qualeee
    Qui si vedono più turisti cinesi che Occidentali, che vengono a ricomperarsi nei mercatini di strada la paccottiglia che producono a casa loro e viene spacciata per autentica Thai.
    La Thailandia ha deciso da tempo di radere al suolo ogni segno del passato, conservandone giusto qualche simulacro per il gonzo occidentale, e già si è tuffata ad occhi chiusi nella contemporaneità.
    Agli occidentali che cercano qui “l’ autentico “, che in essi stessi ha lasciato spazio solo ad una vaga nostalgia per il paradiso perduto , suggerirei di guardare meglio in se stessi prima di cercare l’arcano lontano da casa.
    Sudati, zaino in spalla, pantaloni corti ecco i wonderlust delle terre dove muore il sole; a caccia di meraviglia, di se stessi , di avventura esistenziale che si aggirano tra i mercatini di cianfrusaglie e tra i negozietti di elephant-tour…
    Nel generalizzato -indifferenziato mercato globale siamo noi i loro i pesci rossi.
    I Thai ci guardono , noi li guardiamo… ci riconosciamo attraverso lo schintillante schermo dei nostri smartphone.
    Parliamo le stesse lingue :Uber, Amazone, Prada, Lamborghini
    Nella terra del Tropico, dove un tempo scorrazzava Corto Maltese , non troverete più due occhioni sinceri.

    • Certo,
      credo nell’articolo di avere espresso lo stesso concetto.
      Riporto: “Altro aspetto facilmente riconducibile al turismo e che può infastidire chi cerca l’autenticità di un Paese è la standardizzazione. Al fine di aumentare la domanda turistica e soddisfare il visitatore, l’offerta di servizi è fine alla riproduzione di standard di consumo del visitatore stesso. Altrimenti detto: in tutte le città maggiormente visitate si possono trovare servizi ad hoc per soddisfare gli standard del visitatore: resort, villaggi turistici, ristoranti ma anche artigianato locale. Dal nord al sud è quasi impossibile trovare delle differenze tra i prodotti venduti come gadget e souvenir: in ogni città ci son le stesse cose e non si notano grosse differenze di merce che denotino differenze tra la cultura del nord e del sud del Paese. Trovare un artigianato locale che sia autentico e non si adatti alle esigenze del turista è molto difficile. Infine, molto spesso si nota come ci sia una messa in scena dell’autenticità. Volendo molti turisti vedere sul territorio qualcosa di autentico (come la sottoscritta, non lo nego), è aumentata negli anni la domanda di pacchetti, escursioni, visite a destinazioni che offrano autenticità culturale. Anche questo, però, ha portato negli anni allo sfruttamento di questa identità culturale da parte della comunità locale. Sono molte, ad esempio, le agenzie/le persone in Thailandia che offrono dei tour per visitare le tribù delle colline, tra le quali i famosi Lanna o Long Neck (donne dal collo allungato da anelli – che poi non è il collo ad allungarsi ma la gabbia toracica ad essere spinta verso il basso). Queste donne sono utilizzate dai tour operator per attrarre turisti e per guadagnare soldi grazie ad un aspetto appartenente alla loro cultura che viene denaturato.” ecc…

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