Avete mai sentito parlare di posti come Gniviza, Lischiazze o Tigo? Per mia fortuna m’è capitato di incrociarli qualche tempo fa un po’ per caso un po’ per volontà, lungo una lunga, stretta e leggermente dissestata strada che da Uccea ti porta alla scoperta della val Resia. Una strada vecchia e caduta in disuso che nel periodo invernale e primaverile per ovvie ragioni è chiusa.

Ed ovviamente io ed il mio allora socio d’avventure l’abbiamo percorsa, per completare quel breve tragitto tragicamente interrotto un mesetto addietro, alla scoperta sempre di vecchie strade secondarie. V’è un fascino in queste strade che non vi so spiegare, in quel groviglio di tornanti che si snodano in mezzo alla natura.

La primavera ha cominciato il suo corso pure tra gli stavoli di Gniviza.

La primavera ha cominciato il suo corso pure tra gli stavoli di Gniviza.

Vi è mai capitato di partire per una data destinazione, senza sapere però cosa v’aspetta e cosa incontrerete lungo la strada?

Apri una cartina, prendi il nome di un posto che coglie la tua attenzione e in cui sai di non aver mai messo piede prima, e parti a caso, nella tarda mattinata di un sabato piovoso e nebbioso. Questo accadde per Moggio Udinese, che si trova su una via secondaria che costeggiando la Val Aupa sbuca a Pontebba. Di Moggio Udinese tante cose potrei dire, perché tanto mi colpì ed affascinò, tant’è che vi tornai poco dopo, ma a ritroso, scoprendo un altro dei tanti borghi nascosti che costeggiano la valle.

In primis i villaggi di Saps e Dordolla, scovati in due momenti diversi, entrambi caratterizzati da una rete di vicoli acciottolati che si snodano dalla piazza principale, dove la strada trova il suo culmine. A Dordolla ci arrivai per caso, mi incamminai su per un sentiero di pietra che fiancheggia la montagna, e vi giunsi al calar del sole. Senza dubbio mi regalò una vista inusuale su questo borgo, ma non vi consiglio di immettervi per sentieri scivolosi e ripidi al buio come feci io in compagnia del mio socio in escursioni.

È bene sapere anche che da Moggio Alto si possono raggiungere due tra i tanti paesi fantasma che cela il Friuli: Moggessa di Là e Moggessa di Qua. Io non feci in tempo a raggiungerli, ma lungo il loro sentiero scovai una vista non poco suggestiva su Moggio Udinese e la sua valle.

Legata ad un’altra giornata di esplorazione, sempre uggiosa e alle volte pure nevosa, è invece la scoperta del passo Tanamea e della val Resia, lungo quella strada che vi ho citato poco addietro.

Ma come promesso nell’articolo precedente, ritorniamo al confine col Veneto, per scoprire un altro lato del confine regionale: Forni Avoltri, Sigilletto e la sempre più friulana Sappada (ma non ancora). Sigilletto è una frazione facilmente raggiungibile da una laterale della provinciale, e regala un’affascinante panoramica sul paese e sulla valle sottostante ove Forni Avoltri vi attende. Poi proseguendo ancora qualche chilometro, lungo un’ampia ed affascinante strada su cui fa sempre piacere guidare, potrete raggiungere Sappada, primo borgo che vi accoglie in Veneto, e che mi attendeva alla scoperta della mia seconda grande passione: le cascate.

Ovviamente la logica vuole che le cascate le si visiti solo quando i sentieri e le dirette interessate siano irrimediabilmente ghiacciati, e dunque questo era lo spettacolo che mi si presentava dopo innumerevoli peripezie. Ma anche la cittadina di Sappada in sé regala molte curiosità, che vi lascio dedurre dalle foto di seguito.

Per qualunque dei posti precedentemente citati, Tolmezzo è tappa obbligata, poiché troneggia nel bel mezzo delle valli friulane. Ed è parlandovi di questa città e dei suoi dintorni che voglio concludere il mio viaggio nostalgico.

Innanzitutto i dintorni. Poco più su, a fianco ad Arta Terme, vecchia gloria termale, si trova un piccolo paesino imbucato nel nulla che prende il nome di Càbia, dalla quale potrete godere di una non indifferente panoramica su Tolmezzo e la sua valle. Poi, più vicino al capoluogo carnico, si trova Amaro, che m’ha stupito per il vecchio ponte ferroviario in disuso che permette una tranquilla camminata sul Tagliamento – che in quel punto presenta una vista ed un colore particolari. Poi c’è Illegio con la sua singolare grava, quasi un deserto montanaro. Ed infine, per concludere la giornata con una panoramica esclusiva, a Tolmezzo ci attende Torre Picotta, dalla quale potrete lasciarvi meravigliare da un’incantevole panoramica su tutta la valle sottostante.

Per qualche scherzo del destino io ancora non c’ho fatto capolino, ma prima o poi anch’essa verrà spuntata dalla mia sempre più lunga lista di luoghi, valli e borghi che attendono solo di esser immortalati dalla mia Nikon.

Però una cosa ve la confido: nonostante tutte le foto che bene o male finisco per scattare, mai nessuna potrà pareggiare l’effetto e le sensazioni che si provano ad ammirare questi luoghi con i propri occhi.

Tramonto a Piancavallo

Vi saluto così, con un tramonto fotonico da Piancavallo.

Ora, con l’arrivo della primavera, certamente tutti questi piccoli gioielli friulani saranno più facilmente visitabili ed ampiamente esplorabili, e vi invito caldamente a farlo, specie se avete un pomeriggio libero e soleggiato, o per sfuggire ad una giornata di pioggia chiusi in casa.

Spero, al prossimo giro, di potervi portare alla scoperta della Slovenia, che sempre più richiama il mio interesse.


Le foto di Saps e di Torre Picotta sono di proprietà di Luca D.S.

Sab

Sab

Amante della birra come della fotografia, si diletta con doppie esposizioni e strimpellate al pianoforte, ma il suo vero talento è mangiare valanghe di patate fritte. Nel tempo libero si porta in pari con le serie tv in arretrato, si fa paranoie ed esplora ogni angolo del Friuli possibile assieme a qualche compare e alla sua fidata reflex.
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