Rimango sempre affascinata dalla quantità di posti nascosti che un luogo cela, alle volte addirittura sconosciuti ai locali. Non voglio portarvi a spasso per le solite località, ma spero che tra di voi si nasconda pure qualcuno che ancora, come me, prova curiosità nello scoprire questa piccola regione che è il Friuli Venezia Giulia. E quindi per coerenza, comincio questo mio nostalgico viaggio fotografico dalla prima delle mie grandi passioni: i laghi. Il Friuli ne presenta un’innumerevole quantità, tra cui i più noti sono senza dubbio alcuno i laghi di Fusine.

Lago inferiore di Fusine.

Lago inferiore di Fusine.

Se poi per arrivarci, invece che percorrere la solita strada che dritti vi porta nel tarvisiano, scegliete di deviare per Sella Nevea, per poi rientrare passando per Cave del Predil, incorrerete in altre due località d’interesse. Io le visitai in febbraio, ricoperte da una distesa di ghiaccio e neve: il lago del Predil, noto anche col nome di Raibl, e poco prima, il fontanon di Goriuda. Il primo presenta le sue peculiarità, indubbiamente, ma è sul secondo che vorrei soffermarmi: nel periodo autunnale regala una cascata in piena osservabile anche da dietro di essa, una vera forza della natura, mentre nel periodo invernale, man mano si congela, finché le due estremità si uniscono regalando uno spettacolo sensazionale, anche viste le sue dimensioni. Sarebbe più consono ed altamente consigliabile visitarli in primavera, anche per ammirare distese sconfinate di crocus in fiore, di cui probabilmente la vostra home facebook già vi avrà dato un assaggio.

Dall’altra parte del Friuli, a confine col Veneto, ma un po’ più giù (torneremo nel prossimo articolo al confine), invece si trova uno tra i laghi, ed i borghi, più belli della regione: Sauris, con il suo caratteristico color verde acqua qualunque sia la stagione in cui lo visitate, sempre brillante, sotto la luce del tramonto o completamente ghiacciato. Io per qualche caso del destino ci son finita tre volte nel giro di un mese, potendola così ammirare alla luce del tramonto in una giornata che sapeva d’autunno – anche se c’erano -12°, dopo la prima neve, e a qualche giorno da l’ultima abbondante nevicata. Un luogo solo, stessi posti, panorami ed angoli completamente differenti. Pure la famosa chiesetta, che detiene il titolo di “cimitero col panorama più bello”, appariva differente. Per qualche ragione poi a Sauris v’è sempre un silenzio tombale, il più assoluto: ti fermi ad ascoltare, il nulla ti circonda, ed è rilassante e sconcertante al tempo stesso. Senza dubbio alcuno è uno dei posti che amo di più.

Poi proseguendo per la strada si giunge direttamente in Veneto, e nello specifico a Casera Razzo. Ma di nostro interesse sarà il paese che prima ci accoglie al nostro rientro in regione, ovvero Pesariis, famoso per il suoi orologi e per il carillon che puntuale armonizza per cinque minuti al giorno il silenzio del paese. Ma non molti sanno che esso nasconde anche una delle strade più dritte dell’arco alpino friulano, e che quindi per un’appassionata di fotografia come me, necessita di un’attenta esplorazione.

La strada che da Pesariis porta a Casera Razzo.

La strada che da Pesariis porta a Casera Razzo.

Inoltrandoci sempre più nell’entroterra carnico invece incrociamo un altro laghetto, meno conosciuto, meno visitato, ovvero il lago di Verzegnis, sul quale maestoso si riflette il monte che prende lo stesso nome e a pochi chilometri da esso ecco che troviamo uno dei tantissimi punti panoramici che questa regione regala: Invillino. Arrivarci è piuttosto semplice, scovarlo un po’ di meno, ma basta seguire le indicazioni per Cascata Plera e siete a cavallo.

Quando percorrete queste strade di montagna, non ponetevi come obiettivo solo i punti di interesse, ma osservate anche le strade che state percorrendo: celano sempre qualcosa, e sicuro vi sarà un cartello che coglierà la vostra attenzione e che vi porterà a scoprire qualcos’altro di ugualmente ignoto.

È così che infatti ho scovato un villaggio mezzo disabitato in quel del pordenonese mentre, dal lago di Redona, mi spostavo a scoprirne uno fino ad allora ignoto a me, ovvero quello di Ca’ Selva. Il villaggio in questione è Muinta, dalla cui collina si può osservare un panorama insolito sul sottostante lago di Redona, famoso per i resti di una antica casa che emergono dalle sue acque. L’ancor meno noto lago di Ca’ Selva, è invece circondato da una cornice di montagne le cui creste si riflettono frammentate sulle sue acque.

Lago di Cà Selva.

Lago di Cà Selva.

Solitamente non sproloquio spassionatamente circa questa regione, ma visto il tempo a mia disposizione e la compagnia affiatata che alle volte mi accompagna in escursione, tanti sono i posti che son riuscita a scovare e scoprire nel giro di pochi mesi, senza contare l’anno passato. Ultimamente sono sempre alla ricerca di quel qualcosa di ignoto, di inaspettato, che so essere celato da qualche parte: le strade secondarie ed inesplorate prendono priorità sulle vie principali ed i piccoli borghi o i paesi dai nomi bizzarri acquisiscono maggior interesse e richiamano senza via di scampo la mia incessante curiosità.

Sab

Sab

Amante della birra come della fotografia, si diletta con doppie esposizioni e strimpellate al pianoforte, ma il suo vero talento è mangiare valanghe di patate fritte. Nel tempo libero si porta in pari con le serie tv in arretrato, si fa paranoie ed esplora ogni angolo del Friuli possibile assieme a qualche compare e alla sua fidata reflex.
Sab