Un tempo, un treno sferragliava da nord a sud lungo la penisola istriana, collegando Trieste e Poreč, Parenzo. Questo tratto ferroviario, voluto nell’Ottocento, all’epoca dell’impero austroungarico, con il suo incedere lento lungo i binari tortuosi e i saliscendi della regione carsica (raggiungeva al massimo i 30 km/h), costituì la prima infrastruttura viaria dell’area istriana. Oggi la ferrovia non esiste più, smantellata negli anni Trenta, ma al suo posto è stata disegnata quella che è l’odierna ciclovia Parenzana, percorso che, attraversando due confini, unisce oggi ben tre nazioni in soli 123 chilometri: Italia, Slovenia e Croazia.

La primavera lungo il cammino può regalare qualche spruzzata di rosa ciliegio...

La primavera lungo il cammino può regalare qualche spruzzata di rosa ciliegio…

L’idea di percorrere la Parenzana a piedi, per l’esattezza il primo tratto che va da Muggia a Portoroz (Portorose), nasce forse non per caso, come spesso accade, supportata da una passione profonda per l’andare con lentezza, a contatto diretto con la terra. Accade poi che con il giusto spirito di iniziativa (grazie a Jan, che ha organizzato tutto!) questa idea iniziale si trasformi in un progetto, e che con un poco di pubblicità questo progetto diventi grande, a suo modo: portando sedici persone tra loro sconosciute, provenienti da ben nove nazioni diverse ma con la stessa voglia di condivisione e di un po’ di avventura, a pensare “perché no?” e a trovarsi al punto di partenza del cammino, in un sabato mattina che aveva in serbo per ognuno un’esperienza da ricordare.

Camminando verso Portoroz

Camminando verso Portoroz

Quel giorno, la nostra camminata inizia a Muggia. Il percorso, fiancheggiato dal giallo acceso degli arbusti di forsitia, si arricchisce poco prima di Koper (Capodistria) delle dolci striature dei vigneti, per poi lambire il mare che con il cielo coperto di metà marzo pare quasi argentato. Una pausa con una Lasko, i piedi a rinfrescarsi nell’acqua, racconti che si lasciano ascoltare e a poco a poco prendono il ritmo cadenzato dei passi sull’asfalto. Suoni slavi che si mischiano al nostro inglese dall’accento internazionale. Siamo un piccolo melting pot in movimento, un microcosmo di storie di vita che partono da lontano – fin dal Pakistan, dall’America, dalla Corea del Sud – ma anche dal vicino Friuli, che hanno deciso di confluire in quell’esatto momento in quel preciso luogo, accompagnando quel gesto tanto semplice e naturale quanto pacatamente sovversivo: camminare. I confini – politici, culturali o metaforici che siano – in quel sabato di quasi primavera, li abbiamo oltrepassati camminando.

Il mare di Koper

Il mare di Koper

E la Parenzana si srotola sotto i nostri piedi. Poco importa se c’è bisogno di percorrere qualche breve tratto di strada trafficata, rasentando spesso i guard rail per evitare incontri troppo ravvicinati con le auto che sfrecciano a pochi centimetri. Ad Izola compare di nuovo il mare ad addolcire la vista, un mare pigro e rilassato, e subito dopo Izola ci penseranno le distese di ulivi. Appena più avanti, lasciata alle spalle la spiaggia di sassi chiarissimi per scollinare nell’entroterra, una spruzzata di colore rosa intenso, inaspettato: una distesa di ciliegi in fiore.

Il paesaggio muta incessantemente sotto i nostri occhi e sotto il cielo sloveno che inizia ad imbrunire, fino a quando la Parenzana si inoltra in una galleria dalle pareti di pietra. Il nostro punto di arrivo, con più di 31 chilometri nelle suole, appare alla fine come in una tela incorniciata dalla bocca del tunnel, strappandoci un sorriso che ha sapore di fatica, di piccola conquista e di quella serenità che solo la condivisione dell’andare a piedi sa regalare. E lì, di fronte a noi, è di nuovo mare. Quello blu di Portoroz.

Arrivati ad Izola!

Arrivati ad Izola!

Consigli per i Torzeons

Il primo tratto della Parenzana, a Trieste, è stato ormai “mangiato” dall’espansione del centro urbano, non è quindi possibile percorrerlo lungo il tracciato originale. Il resto del percorso è asfaltato e non presenta grossi dislivelli, è ben servito da centri abitati e punti di ristoro.
Se da Portoroz volete tornare verso Trieste in serata, non ci sono mezzi pubblici: una buona (ed economica) soluzione per noi è stata noleggiare un GoOpti.
Per quanto riguarda l’equipaggiamento, sono sufficienti delle buone scarpe da ginnastica, uno zaino minimale e uno spirito leggero.
Le varie info e le tracce gps del percorso le potete trovare su http://www.parenzana.it/

Kiara

Kiara

Architetto, un po’artista dai pensieri contorti che tenta di sciogliere meditando.
Le piace puntare in alto, soprattutto in montagna dove non si sente soddisfatta se non raggiunge la cima.
Considera la lentezza una virtù (mai metterle fretta!), e potrebbe passare le ore a conversare: meglio se davanti ad una tazza di tè verde o a un buon bicchiere di vino rosso.
Kiara

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