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Storia di un pranzo a Cadaqués

In Catalunya esiste un detto: no hi ha alegria amb la panxa buida, non vi è allegria se la pancia è vuota. Così fu che un friulano, un catalano, un calabrese e un’ucraina si trovarono a tavola a Cadaqués e vi assicuro che non è l’inizio di una barzelletta.

Cadaqués vista dal mare

Cadaqués vista dal mare

Immaginate un caldo mezzogiorno di giugno in questo pittoresco villaggio della Costa Brava. Silenzio, calma, il riverbero delle onde sul mare. Camminate lungo la costiera e vi imbattete nelle almejas, le vongole, così fresche che, sul bancone di un ristorantino, spruzzano acqua. Fu così che decidemmo di sederci al tavolo imbandito del Can Rafa.

Il calabrese orchestra ordinazioni e portate, mentre il catalano funge da supporto con la lingua, i costumi e gli usi locali. Subito ci guadagniamo la complicità della cameriera, in quanto facciamo notare la presenza tra noi del catalano. Una meravigliosa bottiglia di ottimo Perafita Blanc Cadaqu del celler Martín Faixó finisce prontamente nel secchiello portaghiaccio, regolarmente posto alla destra del calabrese, che istintivamente si appresta a riempire i quattro calici.

Uno scorcio sulla spiaggia di Cadaqués

Uno scorcio sulla spiaggia di Cadaqués

Di fronte a noi la spiaggia in ciottoli di Cadaqués si immerge nel Mediterraneo. Siamo arrivati fino a qui da Barcellona a bordo di una BMW Serie 5 diesel affaticata dai 500.000 km sulle ruote ma ancora vogliosa di viaggiare. Ci hanno cullato le curve della statale GI-614, che si inerpica tra gli ulivi, il sole e le colline, su e giù per il Cap de Creus. Siamo giunti fino a qui calcolando l’ora di pranzo.

Il catalano, la ragazza ucraina ed io cominciamo con le Anxoves de Cadaqués (le alici di Cadaqués), tipico piatto locale – si dice infatti che in questa zona della costa Brava nuotino le migliori alici al mondo. Si tratta di un piatto a base di alici marinate, che vanno sdraiate con cura, spiega il catalano, su un letto di pà amb tomàquet. Il pà amb tomàquet è un classico catalano, per prepararlo basta sfregare sul pane un pomodoro tagliato a metà, ed aggiungere un filo d’olio extravergine di oliva. Una meraviglia di sapore, al cui ricordo ho tessuto indissolubilmente Cadaqués.

I tetti e il mare di Cadaquès

I tetti e il mare di Cadaquès

Il calabrese invece, esperto palato, comincia con un’ottima sopa de mariscs. In tutti i ristoranti, ed anche nelle bettole, della Spagna vi consiglio, se siete alle prese con un lungo viaggio on the road, di optare per la sopa del dia, la zuppa del giorno, un buon piatto rinvigorente ed economico.

Fuori dal ristorante le stradine di Cadaqués si intrecciano, strette tra le case bianche dalla calce. Guardatevi intorno e lasciatevi stupire dall’azzurro dei balconi delle case. Calpesterete il rastell, una pavimentazione fatta a mano con i sassi rubati al mare e da questo modellati negli anni dal ritmo lento delle onde.

Salite alla Eglesia parroquial de Santa Maria, ubicata in posizione dominante sul villaggio, dove, sul piccolo sagrato, all’ombra di un cipresso, ci siamo lasciati cullare per qualche minuto dalla chitarra tocata da un musicista di strada, coi piedi a penzoloni dall’alto di un muretto, osservando lontano nel mare.

Sul sagrato della chiesa di Cadaquès

Sul sagrato della chiesa di Cadaquès

Intanto, al Can Rafa:

«Patron, come si ordinano le vongole in catalano?» chiese il calabrese.

«Tranquillo, faccio io» rispose il catalano;

«Sicuro? Se vuoi mi alzo e gliele mostro»;

«Tranquillo» disse il catalano al calabrese, e poi rivolgendosi alla cameriera: «Pren els musclos».

E fu così che il secondo piatto del calabrese fu il musclos marinera, le cozze! Una sorta di impepata di cozze, anziché le tanto attese vongole. Dopo sei anni in Italia, il nostro Patron confonde ancora vongole con cozze. Deliziose comunque. Il catalano, da uomo saggio, opta invece per una fritada de peix, grigliata di pesce, e noi proviamo la fideuà, una variante della paella fatta con la pasta anziché il riso, e la cipolla. Il tutto bagnato sempre dal Perafita Blanc, vino prodotto in una cantina a pochi chilometri da Cadaqués.

Il nome Cadaqués deriva da Cap de Roques, vive di solo turismo e parte della sua fama la deve a Salvador Dalì che a Portlligat, qui vicino, passò gran parte della propria vita. Di Portlligat Dalì disse:

E’ il luogo perfetto per il mio lavoro. Tutto cospira perché sia così: il tempo trascorre più lentamente e ogni ora ha la sua giusta dimensione. C’è una tranquillità geologica: è un caso planetario unico.

Anche io mi sono rispecchiato in queste parole e nel lento incedere del tempo. Finite le cozze, il calabrese comanda il digestivo senza l’aiuto dell’interprete catalano, questa volta. La cameriera ci accontenta portandoci un orujo de hierbas, un distillato fatto con le erbe. Prima della cuenta e della passeggiata digestiva, il catalano ci promette una paella appena torneremo in Friuli. Il calabrese ci racconta della sua terra e della sua cucina. E io prometto loro il frico!

E così vi lascio lettori, in attesa di raccontarvi quella storia di un pranzo a Reggio Calabria e di un frico a Tulmiec.

Merces per la vostra visita…

Gio

Gio

Ingegnere, ricercatore, sognatore, un mix di storie. Ama la montagna ma, da quando vive a Trieste, ha realizzato che anche il mare ha il suo perché! È un essere irrequieto ed ama viaggiare, quasi sempre in compagnia, giocare a briscola e raccontarsi l’ultima al bar, davanti a un calice di buon vino. Come quella volta che…
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Comment

  1. Fabrizio

    Ciao, posso dirti che quel Perafita viene dall’azienda vinicola del proprietario del Can Rafa, che è anche il fratello del titolare di Casa Anita, altro ristorante storico in quel di Cadaques.

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