I Torzeons

Scoprire il mondo con occhi nuovi

La mia Trieste

Ho salito cento volte via Tigor, cantando, piangendo, con il sorriso, con il gelo, con la bora e con l’afa. Ho salito cento volte via Tigor, arrancando sui sanpietrini, sotto gli occhi dei mascheroni, trascinando su sogni e pensieri. Quasi sempre ho fatto fatica.

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Uno strano incontro lungo la Riva del Mandracchio

Ci sono molte vie in salita a Trieste, a volte così ripide che diventano scale. Tra le tante, quella di Via Ciamician ti regala uno scorcio tra i palazzi, dritto sul mare e sulla torre delle acque, che un tempo ospitava i serbatoi pieni d’acqua della vecchia pescheria, oggi Salone degli Incanti. E Trieste incanta, con l’aria nostalgica, eco di un passato prospero ma difficile, e con un futuro incerto davanti. È una perla sperduta lungo un confine che esiste da sempre. Un crocevia isolato dalla storia. Ci potete arrivare in treno, su una rotaia pressappoco del 1857 e su carrozze Trenitalia forse un po’ più recenti. Lungo la costiera dal Bivio di Aurisina in poi, vi fa compagnia il mare. E più ti avvicini alla città più entri nel passato, fino alla Stazione, inaugurata alla presenza dell’ultimo Imperatore, Francesco Giuseppe.

Il molo Audace si mescola col mare

Il molo Audace si mescola col mare

Sono quattro giorni ormai che fuori dalla mia stanza la bora spazza la città con folate che raggiungono i centoquaranta chilometri orari, e tutti sono chiusi nelle vecchie case piene di spifferi. La città è deserta e il vento ruggisce, i balconi sbattono e i fanali delle vie oscillano muovendo ombre e luci sui palazzi, l’atmosfera è inquietante. Nella Marina le scotte e le drizze fischiano e sbattono contro gli alberi, qua e la qualche cassonetto prende vita e corre per le strade. Passeggiare con la bora è un’esperienza mistica. Barcolli e combatti per andare avanti, un passo alla volta, con il vento che ti schiaffeggia, cercando un locale dove rifugiarti. I migliori sono quelli nati nei vecchi magazzini, con i muri a vista e gli archi in mattoni, come il jar in via Mazzini o il Mast in via San Nicolò. Che poi Piazza della Borsa è lì a due passi e li la bora la senti di più.

Le tre piazze eleganti di Trieste, Piazza Borsa, Piazza Verdi, col teatro e il bar all’angolo che quando ti siedi non ti rialzi, ed il gioiello unico di Piazza Unità.

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Piazza Unità in un giorno di pioggia

Infinite volte l’ho attraversata quella Piazza, da sud, da nord, da ovest e da est, verso il mare. Qui le luci celesti incastonate tra le pietre del selciato fanno memoria di un mare che un tempo occupava una parte della piazza. E poi il molo Audace, la passerella sul Golfo. Costruito su una nave affondata, la San Carlo.

Da qui si ammirano infiniti tramonti sul mare, dove il sole si mischia con l’orizzonte, con le Alpi sullo sfondo e con le petroliere che attendono, a poche miglia dal porto, che il prezzo del petrolio si alzi, prima di attraccare. Trieste è una città di tramonti e le Rive sono una platea per ammirare, ogni sera, uno spettacolo che non stanca mai.

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Tramonto dal molo Audace in una giornata di settembre

Il mare trasmette quel senso di libertà, una porta aperta e una via libera verso tutti i luoghi. Trieste è una città dove il mare fa parte della vita. Nelle pescherie di Cavana e nella città Vecchia se ne sente il profumo. La vita di Trieste continua verso Cavana, su una strada interna parallela alle Rive e che finisce passando per via Torino, il cuore della movida triestina, in piazza Venezia. Se passate d’estate da queste parti, è d’obbligo l’aperitivo sul tetto del Museo Revoltella con la vista che lega l’intricato intreccio dei tetti con la linea calma del mare.

Vista dal tetto del Museo Revoltella sul Golfo di Trieste

Sul tetto del Revoltella l’americano lo fanno bene e questo è l’importante, anche perché non vi spiegherò come ordinare un caffè qui, provate da voi. A questo punto ci manca solo il castello di San Giusto, e quindi dovete tornare indietro per Cavana e perdervi tra le sue viuzze. Potete perfino tornare in Piazza Borsa, da dove siamo partiti, passare sotto la Portizza e dentro al ghetto a girovagare tra le vecchie rigatterie. Prendete Via dei Capitelli, e su fino a piazzetta Barbacan, dove è doverosa, prima dello strappo finale, una tappa per un rosso sotto l’Arco di Riccardo. L’Arco, secondo una leggenda, deve il suo nome a Riccardo Cuor di Leone, che fu tenuto in prigionia a Trieste al rientro dalla Terra Santa. Dopo l’ultimo sorso di vino vi aspettano le ultime strette viuzze, su fino a San Giusto, con Trieste di sotto.

Gio

Gio

Ingegnere, ricercatore, sognatore, un mix di storie. Ama la montagna ma, da quando vive a Trieste, ha realizzato che anche il mare ha il suo perché! È un essere irrequieto ed ama viaggiare, quasi sempre in compagnia, giocare a briscola e raccontarsi l’ultima al bar, davanti a un calice di buon vino. Come quella volta che…
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Comments

  1. Bellissimo 🙂

  2. Adriana Zuliani

    Bellissima descrizione della mia citta natia. Trieste. E commovente ricordo di Via Tigor, la strada in cui vivevo sin da bambina, fino a quando mi sono trasferita in Australia definitivamente. La famosa salita in cui in passato si trovava la prigione, la facevo giornalmente dal ritorno della scuola con le amiche sotto qualsiasi tempo. Quando soffiava la bora, sotto la pioggia, e quando si avvicinava la primavera. Eravamo felici, perche`sentivamo i primi tepori dopo un rigido inverno, e fra non molto la chiusura della scuola e le tanto sospirate vacanze. Quella ripida riva che salivo agilmente, era testimone di tutti i miei momenti tristi e allegri, perche` solo in quel precorso di strada, il mio pensiero si trasformava verbalmente in un effluvio di parole.

    • Gio

      Grazie Adriana per il bel commento. Quella via è un pezzo del mio percorso ormai, e l’ho scalata in tutti i modi possibili. Recentemente mentre la salivo davanti a me c’era un bambino con il nonno in fianco, il bambino si volta, mi guarda e dice al nonno: nonno, ci sta seguendo! Poi li supero, e il nonno risponde al bambino: Adesso siamo noi che seguiamo lui.
      Me lo ricordo perché mi ha fatto sorridere. In tanti l’abbiamo percorsa e in tanti la percorreremo 🙂

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