Uno dei requisiti indispensabili per essere miei amici è, appunto, la visione del film Amici Miei di Mario Monicelli. In una scena il buon Perozzi descrive la zingarata come “una partenza senza meta e senza scopi, un’evasione senza programmi che può durare un giorno, due o una settimana”. E l’architetto Rambaldi, dopo una svolta improvvisa e non preventivata mentre è alla guida, spiega così il suo comportamento: “allo zingaro quando gli gira… gira!”. È più o meno così che nel mio girovagare per la Sicilia mi sono ritrovato ad Agira.

Il campanile della chiesa di Sant'Antonio Abate dal castello di Agira

Il campanile della chiesa di Sant’Antonio Abate dal castello di Agira

Dopo la visita di prima mattina di Piazza Armerina e della sua magnifica Villa romana del Casale, il piano è quello di raggiungere Catania per l’ultima notte in terra sicula. Con calma però, perché ho tutta l’intenzione di godermi l’entroterra siciliano a bordo della Fiat 500 che ho noleggiato. È così che inizio a inseguire mete casuali, una per il nome che mi ispira, l’altra per la sua posizione potenzialmente panoramica. Per l’ultimissima tappa punto il navigatore verso un lago (son sicuro che la torzeone Sab avrebbe fatto lo stesso), il Pozzillo. Ma poco prima di raggiungerlo noto che c’è un paese che si arrampica sopra a una collina e in cima pare esserci un castello. Il paese si chiama Agira.

Le strade che portano alla parte alta del paese sono strettissime, l’auto ci passa a malapena. Chiedo a una passante se sono sulla strada giusta. “Sì, è un po’ strettina” mi risponde. Dopo aver sudato sette camicie per guidare tra le anguste vie e le case, parcheggio a metà paese vicino alla chiesa di San Pietro. Cammino per le viuzze in salita, i bambini mi salutano con entusiasmo, gli adulti mi guardano con sospetto. Arrivo nel piazzale del castello e osservo un pastore che si gode il paesaggio con il cielo che inizia ad annuvolarsi. Mi aggiro tra le rovine del castello, in realtà lo stato di conservazione è piuttosto scarso. C’è anche una chiesetta, questa ancora integra. Mi avvicino, la porta è aperta e sento che ne esce della musica. Due uomini stanno suonando, uno alla chitarra, l’altro allo spacedrum. Mi faccio vedere e ascolto la parte finale di un brano.

Il pastore che si gode le ultime luci del giorno dal castello di Agira

Il pastore che si gode le ultime luci del giorno dal castello di Agira

Ci presentiamo. Uno dei due, Orazio, prende in mano la situazione e inizia a raccontarmi della storia di Agira, risalente sicuramente a epoca preromana, e della sua posizione geografica strategica. Svetta infatti tra le province di Enna e Catania: i suoi amici di quei dintorni lo chiamano per conoscere il meteo delle varie località. Orazio infatti passa molto tempo nel castello di Agira, cercando di salvaguardare il patrimonio architettonico (lui vorrebbe ricavare una libreria da una torre per metterla a disposizione di turisti e locali) e rilassandosi suonando in un’atmosfera magica.

Orazio mi fa da cicerone tra le rovine del castello

Orazio mi fa da cicerone tra le rovine del castello

La sua volontà di fare dell’area un luogo turistico si accentua quando gli dico che lavoro per Dreamsea Surf Camp. Subito gli viene l’idea di poter aprire un camping in riva al vicino lago per offrire ai turisti qualche giorno di relax tra la cultura e la natura del luogo. Scambiamo opinioni e idee accompagnati da un bicchiere di vino locale. Scesi ormai il buio e la temperatura, ci lasciamo. Orazio mi dà un ultimo consiglio: entrare nella vicina chiesa di San Salvatore (ci sono tantissime chiese qui!) e vedere l’Aron lì presente. “Aron?” gli chiedo. Mi spiega che si tratta di un arredo sacro della tradizione ebrea e serve a contenere i rotoli della Torah nelle sinagoghe. Ad Agira c’era una comunità ebraica sino al 1492, quando furono cacciati dai territori della corona di Spagna. Quello conservato qui è il più antico che si possa trovare in Europa (pare risalga al 1454) e oggi è meta di pellegrinaggi da parte di ebrei.

Dopo questa curiosità ritorno all’auto e mi dirigo verso Catania. Spero un giorno di poter tornare ad Agira e vedere la futura attività di Orazio, felice di dare ospitalità a turisti in cerca di pace e tranquillità in questo incantevole angolo di Sicilia.

Un pastore alle prese con il suo gregge

Un pastore alle prese con il suo gregge

I colori e la geometria siciliana

I colori e la geometria siciliana

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
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