Ricordate che nell’articolo precedente anticipai qualcosa riguardante i post-it?

Ecco, dovete sapere che fin da quando ero piccina mio nonno mi raccontava di un lago, su, al confine con la Svizzera, dal quale emerge un campanile. Niente di cui meravigliarsi fin qui, più che altro la peculiarità è il fatto che vi sia un intero paese sommerso e tutto ciò che noi possiamo vederne è il campanile. Ne ho sentite di storie a riguardo – credo fosse in effetti il campanile più citato nei racconti di mio nonno dopo il campanile di Mortegliano, e quindi potrete capire, dall’alto dei miei 24 anni, la necessità quasi maniacale di dare uno sguardo a questo lago col campanile.

All’alba del sesto giorno del nostro viaggio, partiti da una delle tante Vezzano presenti in Trentino, dopo tre ore e mezza di auto siamo finalmente giunti ad uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto in vita mia – e vi dirò che il campanile non è nulla a confronto.

Il lago di Resia nella sua maestosità.

Il lago di Resia nella sua maestosità.

E così ho spuntato con immensa soddisfazione un altro nome nella mia lista dei luoghi da visitare.

Il lago di Resia mostra subito una particolarità: è immenso. Se andate verso il confine, potrete godere a mio parere del panorama più bello: l’immensità del lago che si staglia dinanzi a voi con al centro quella montagna innevata che ti fa venir nostalgia di quando da piccola guardavi Heidi su Italia1. E non vorresti più schiodarti da lì, pregheresti affinché il sole non tramontasse mai ed il vento non smettesse mai di soffiare pur di avere qualche ora in più per poterlo ammirare da ogni angolazione.

Ma ahimé anche quel giorno il sole tramontò e ci vide salire in auto verso Luson, borgo immerso nelle valli del Trentino. E la notte – che spettacolo la notte: un’oscurità ed un silenzio totali, interrotti soltanto dal vicino di casa di ritorno col motorino verso mezzanotte, il rumore lontano di un ruscello ed il fruscio degli alberi sul fianco della montagna, ed il cielo – mai visto un cielo così ricolmo di stelle.

Notte stellata in quel di Luson.

Notte stellata in quel di Luson.

La vista dalla pensione la mattina seguente.

La vista dalla pensione la mattina seguente.

C’è da aver nostalgia di quelle valli e di quell’oscurità silenziosa e tranquilla. Che a dirla tutta poi, c’è da provar nostalgia dell’intero viaggio, ché chi avrebbe mai pensato di poter ammirare cotanta meraviglia tutta d’un fiato: questa è stata un’estate di scoperte, di nuove esperienze e cose inattese, e di certo mai mi sarei aspettata di innamorarmi così.

Il mondo intorno a te cambia, e tu con esso, e solo quando te ne accorgerai sarai colmato dalla sua caotica bellezza.

Che siate fotografi o meno, che seguiate pagine di fotografia, natura o qualsiasi altra cosa su facebook o Intagram, prima o poi vi troverete davanti una foto del panorama del lago di Braies, con tanto di barchetta che rema e scalini che si immergono nelle sue acque verdi.

Effettivamente è uno dei laghi italiani più fotografati, più popolari e più ammirati del mondo. Dovete sapere a tal riguardo che l’ultima volta che lo visitammo era l’inverno scorso: ci vollero cinque ore di macchina su strade ghiacciate e 4 infarti per raggiungerlo allora, e ciò che vi trovammo fu un’immensa distesa di neve, una coppia con un bambino ed un cane, ed una Stonehenge di blocchi di neve improvvisata al centro di esso. Memori di quella bellissima esperienza invernale, quando vi arrivammo il pomeriggio del 26 agosto rimanemmo a dir poco spiazzati e delusi.

Per non parlare del fatto che per far posto a tutta quell’area parcheggio hanno disboscato una non indifferente area di foresta presente fino allo scorso inverno.

Per me che bramo paesaggi alpini e cieli nuvolosi, non è certamente parso il più celestiale degli scenari. A volte la fama di un luogo può cambiare la percezione che ne hai, e sono sincera quando vi dico che tutta quella calca di gente – ahimé pure irrispettosa nei confronti del luogo e degli animali che ci vivono – urtava la nostra sensibilità.

Però, si sa, ai turisti non piace fermarsi troppo in un luogo che offre solo acqua, cavalli e cartonati di Terrence Hill; pertanto, quando dissi che al crepuscolo molto probabilmente la calca si sarebbe dissipata, di lì a poco scoprimmo che avevo ragione. Al tramonto, quel lago, quel paesaggio quasi da fiaba cambiò, ai nostri occhi e sotto il lento calar del sole.

Il lago di Braies rimane tutt’ora una delle mie tappe preferite, ma se mai vi farete un pensierino, e spero lo facciate perché davvero ne vale la pena, vi consiglio caldamente di fargli visita in stagioni molto più affascinanti e meno affollate dell’estate: sono sicura che d’autunno regala sensazioni mozzafiato.

Nel nostro viaggio – sono una persona nostalgica e melanconica – per me era d’obbligo dedicare un’intera giornata alle montagne dei Friuli. Non avete la più pallida idea di quanto io ne sentissi e ne senta tutt’ora la mancanza.

Il penultimo giorno di quella che può apparire una canonica vacanza estiva siamo partiti da Casera Razzo (nel temuto Veneto), uno dei luoghi legati alla mia infanzia – anche questo a causa di mio nonno – dove incrociammo tante belle vacche, escursionisti improvvisati, vecchietti molto più all’avanguardia di noi e molte altre vacche. Ed in sottofondo un pastore a cui, ogni volta che lanciava a gran voce un “Hey!”, le sue devote mucche rispondevano con un altrettanto sonoro ed amorevole “Muuuuu”.

Camminando sui sentieri di Casera Razzo.

Camminando sui sentieri di Casera Razzo.

E giusto per la cronaca, da lì scendemmo al lago di Sauris, dove fummo accolti dal suo manto d’acqua verde smeraldo e da Barbara.

Se siete Friulani, e anche se non lo siete, sappiate che il Friuli è una regione ricca di bellezza e meraviglie nascoste, e sarò anche di parte, ma continuo a dire che è una regione da scoprire e lasciarsi innamorare.

E giunti fin qui, per chiudere in bellezza il mio tuffo romantico e nostalgico nella mia amata regione natia, in quale posto migliore potevamo andare se non i laghi di Fusine?

Ne avrei di cose da dire a riguardo, ma molto probabilmente cadrei sul banale e sul melanconico, e penso, a tal riguardo, che le foto stavolta possano dirvi molto di più.

Il nord-est d’Italia è un piccolo ma immenso capitolo. Questi nove giorni m’hanno aperto gli occhi su molte cose e posto altrettanti nuovi quesiti, che per il momento terrò celati in un qualche post-it aspettando di poterli realizzare. C’è un mondo intero che vi aspetta fuori dai confini di casa vostra, e vi giuro che per quanto spaventoso e inaspettato ciò possa apparirvi, qualcosa di grandioso vi attende. Quindi che sia da Kyiv o dai campi dietro casa vostra, intraprendete la vostra strada, e non fermatevi.

Sab

Sab

Amante della birra come della fotografia, si diletta con doppie esposizioni e strimpellate al pianoforte, ma il suo vero talento è mangiare valanghe di patate fritte. Nel tempo libero si porta in pari con le serie tv in arretrato, si fa paranoie ed esplora ogni angolo del Friuli possibile assieme a qualche compare e alla sua fidata reflex.
Sab