L’Africa è un tripudio di colori, suoni e odori. La terra rossa, i vestiti coloratissimi delle donne, il vociare dei mercanti sulle strade, gli schiamazzi dei bambini che giocano e quegli odori forti che si propagano per la città. La cultura di un popolo è anche il cibo e chi meglio di noi italiani, così orgogliosi della nostra cucina, può dirlo? Il cibo credo sia una parte fondamentale dei viaggi e non solo per conoscere nuovi sapori ma soprattutto per i rapporti che si creano attorno ad un tavolo. Quindi quale modo migliore per entrare in contatto con gli ivoriani se non mangiare assieme a loro?

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Lo ammetto, prima di partire temevo che avrei avuto problemi con il cibo e mia madre aveva paura che morissi di fame…ma ci sbagliavamo entrambe! E di grosso…

Pollo arrosto! Si, sotto la cipolla il pollo c'è...

Pollo arrosto! Si, sotto la cipolla il pollo c’è…

Normalmente, quando fa caldo, non sono abituata a mangiare molto (e probabilmente non lo è nessuno di noi) ma in Costa d’Avorio non è così. Eh no! Si mangia tanto a pranzo e si mangia tanto a cena, soprattutto a cena, perché come mi ripetevano sempre: se mangi poco ti svegli durante la notte a cercare cibo perché hai fame, se mangi bene invece dormi fino al mattino. E allora via col cibo e i sonni “pesanti”!

Il mercato

Il mercato

Come ho scritto nello scorso articolo, il mio problema principale erano il peperoncino e il pesce. Mentre il pesce riuscivo facilmente ad evitarlo, però, per il peperoncino è stata più dura anche se i miei fornitori sono stati attenti e sono riusciti quasi sempre ad evitare di farmi andare la bocca in fiamme. Ah, il pesce viene mangiato con le lische ovviamente, che secondo Moussa apportano vitamina P (da poisson, pesce).

Le vie a Daloa sono affollate di maquis, ristoranti di strada in cui gli abitanti della città si ritrovano spesso. Mangiare in questi luoghi, non costa molto ed il cibo è abbondante. Nei maquis si può anche prendere il cibo per poi portarlo a casa e condividerlo. La prima cosa che mi ha colpito ed ho subito apprezzato, infatti, è stata la condivisione e il momento del pasto. La casa di Tiziana era un porto di mare, ci andavo a pranzo e a cena e così ho iniziato presto a conoscere gli amici che la frequentavano. C’era Jean Luck che mi fissava mentre mangiavo interrogandomi su varie questioni, Mustafà che aspettava impaziente il caffè di Tiziana e Aiké che ogni tanto sbirciava per vedere se ci fosse qualcosa anche per lui. Inevitabile dunque che le porzioni non fossero solo per due, ma sempre abbondanti in modo che gli ospiti giornalieri trovassero sempre qualcosa. E se a volte io e Tiziana mangiavamo leggero con tonno, verdura, avocado o mango gli altri rimanevano a guardare fino a che Moussa arrivava con del cibo dei maquis per tutti. Mangiare verdura non è mica mangiare!

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Tchep con la carne

I piatti che preferivo erano il tchep e l’attiekè. Il tchep in realtà è un piatto di tradizione senegalese ma, avendo la città molte risaie, viene fatto anche a Daloa. È il primo piatto che mi hanno fatto assaggiare, per iniziare ad abituare lo stomaco. La grandezza della porzione mi faceva pensare fosse per due, invece era solo per me…e anche personalizzato dato che non c’era il peperoncino. Di solito questo riso senegalese si mangia o con il pesce o con la carne, con aggiunta di verdure come il cavolo, la carota, la cipolla, la manioca e a volte anche l’ibisco.

L’attieké, tipico del sud della Costa d’Avorio, invece, è il secondo piatto che ho assaggiato e quello che ho mangiato più spesso. Tutto è partito dal chiedere a Moussa che cosa stesse mangiando. Per risposta mi è stato detto: “assaggia”. Allora, dopo aver fatto una pallina con le mani, me l’ha allungata… era un po’ salata! Dopo aver mescolato meglio ne ho assaggiato ancora un po’ e ho pensato che sicuramente ciò che contava di più non era il sapore del piatto, ma il gesto di Moussa. Mangiare con le mani e condividere quello che si sta mangiando sono le basi di una cultura molto diversa dalla nostra. Mentre a noi fin da piccoli viene insegnato di non prendere il cibo dal piatto altrui e di non toccare il cibo con le mani, in Africa è esattamente il contrario. Il piatto si condivide con tutti e al cibo mangiato con le mani viene data più importanza perché ti fa sentire più vicino ai prodotti della terra. L’attieké è una specie di cous cous fatto con la manioca lavorata e si mangia con il pesce o con il pollo. Nei maquis ti viene portato un secchio con dell’acqua e del sapone per lavarti le mani prima di mangiare e poi, a te la scelta! Ovviamente la mia ricadeva sempre sul pollo, che poteva essere arrosto accompagnato con verdure, cipolla cruda (onnipresente) e una salsa (o graine o arachide o feuille) oppure con una zuppa.

Foutou di banana, salsa di arachidi e montone!

Foutou di banana, salsa di arachidi e montone!

Ovviamente le prelibatezze non finiscono qui, altri piatti tipici della zona sono il foutou e l’alloccò. Il primo ha un po’ l’aspetto della nostra polenta ma è composto da manioca e/o platani, mentre l’alloccò è la banana fritta.

Ma come dimenticare il gusto del montone con la cipolla!?

Montone alla brace, che bontà!

Montone alla brace, che bontà!

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O dell’igname, dell’avocado, dei manghi o del cocco (il cui latte, lasciato un giorno in frigo, poteva movimentare un po’ la situazione)…

E come dimenticare i consigli dei medici? Ah no, quelli li ho accantonati presto…Potevo non assaggiare i ghiaccioli? In fondo la mia curiosità sconfina anche nel cibo e vedere quei sacchetti colorati mi incuriosiva. Appena arrivata in Costa d’Avorio, lungo la strada, ci siamo fermati a prendere un caffè… in sacchetto! Non capivo cosa fosse e come fosse possibile ma sentendomi stupida ho taciuto. Tre giorni dopo, sulla porta di casa, si è presentata una signora con un frighetto in testa e dentro tanti di questi sacchettini colorati: ghiaccioli. Allora ho deciso di provarne anche io uno, al karkadé, e così ho fatto la mia prima figuraccia! Per berlo devi fare un buchino all’angolo del sacchetto… buchino…. ecco, così!

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Qualcosa di fresco!

Insomma, le esperienze culinarie fanno parte del viaggio e ti permettono di conoscere e anche farti apprezzare dagli altri, oltre ad essere un ricordo indelebile dei viaggi. Come dimenticare il vicino che mi preparava il tè anche 3 volte in un pomeriggio nonostante ci fossero 40°, o il chicco di cacao assaggiato vicino al bar di Salas, oppure il bissap (karkadé) e il tè alla citronella (raccolta fuori dall’ufficio di Tiziana)? Ma soprattutto… credete che alla fine sia riuscita ad evitare del tutto il pesce? Ovviamente no, perché se ti invitano in un villaggio e preparano da mangiare per te non è bello rifiutare! Per cui via a cercare di non ingoiare le lische e, fingendo che il pesce sia troppo, cercare di sbolognarlo a Tiziana…

Come non ricordare le frittelline di farina di fagioli, tanto buone senza peperoncino, prima che Pequeño mi facesse mangiare la sua scoppiando a ridere (ecco perché Tiziana aveva dato due sacchetti diversi a me e a lui) o il cono gelato  portatomi da Moussa  avvolto nella carta stagnola…

Come dimenticare…

ANEDDOTO

È buona usanza, come segno di gratitudine e rispetto, donare del cibo. Un giorno Tiziana e io siamo andate a fare visita alla scuola di un villaggio (dove ho mangiato il pesce per intenderci) e per raggiungerlo ci sono venuti a prendere in moto – o meglio, una sola persona ci è venuta a prendere con una sola moto! È al villaggio che ho imparato il significato di questa usanza. Infatti alla fine siamo ritornati in quattro su due moto: i due autisti, Tiziana, io… e due sacchi carichi di igname e papaia.

Per la stessa usanza spesso si regalano polli o galli. Non è raro vedere motorini sfrecciare con il guidatore che regge uno o due polli (vivi) in una mano. Noi fortunatamente avevamo la macchina…

Vari

Vari

Avventurosa esploratrice sempre in cerca di cose da fare. Laureata in Diplomazia e Cooperazione Internazionale, è in cerca della retta via (che esista veramente?). Amante della pallavolo, il divano non le è amico: sempre attiva e alla ricerca di nuove avventure. Curiosa ed irrequieta, la comodità non è ciò che le interessa. Si adatta a qualsiasi situazione ma in tuta e a piedi nudi si trova maggiormente a suo agio.
Vari