Dopo una settimana in Andalusia, preparo lo zaino mettendo nella parte superiore il costume da bagno. Sul bus che da Siviglia porta in Algarve incrocio adulti e bambini con infradito e secchielli: Oceano Atlantico, stiamo arrivando! Fra le varie cittadine di mare presenti in questa regione ho scelto Lagos, incuriosita dalle sue spiagge e dalla vicinanza a un luogo molto interessante: Cabo de São Vicente.

Cabo de São Vicente.

Cabo de São Vicente.

La mia è l’ultima fermata del viaggio quindi posso godermi un po’ il paesaggio dell’entroterra, distese di ulivi senza fine. Ma l’emozione più bella è stata attraversare il confine e sentirmi in Portogallo, sentirmi a casa! In quel momento mi rendo conto di aver fatto la scelta giusta, decidendo di arrivarci dalla Spagna e non direttamente con l’aereo: un passaggio meno d’impatto e più graduale che per me, attaccata a questa terra in un modo speciale, è stato significativo.

Arrivata a Lagos a ora di pranzo e a stomaco vuoto, cerco di sfuggire agli odori dei ristoranti dirigendomi verso l’ostello. La piccola stazione è in battuta di sole, un camioncino sgangherato vende bibite fresche e un vecchietto abbronzatissimo smercia della frutta in qualche vecchio cesto di vimini. A pochi passi, lungo la trafficata via principale, alcune urla attirano la mia attenzione sul mercato del pesce cittadino: la fame continua a farsi avanti. Il centro di Lagos è piccolo e bianco, colmo di locali per turisti e negozi di souvenirs, mentre i dintorni portano i segni inequivocabili di un turismo di massa ormai sulla via dell’abbandono, fatto di cementificazione e poco rispetto per il paesaggio.

Dopo una piccola salita arrivo nel mio ostello, dove vengo accolta dalla proprietaria (molto gentile e disponibile) e dal suo bellissimo, buonissimo ed enorme cagnolone. Vista la fame mi fiondo nel primo caffè a portata di mano, anche perché il nome mi suona familiare: Bora café (sì, vivo a Trieste). Poi parto in esplorazione delle bellissime spiagge di Lagos: un sentiero di circa mezz’ora le costeggia tutte dall’alto (esclusa una parte privata in cui è necessario prendere una strada provinciale, ma con marciapiede) e porta fino al Farol da Ponta da Pietade.

I giorni successivi saranno segnati da un tour di tutte le spiaggette di questa parte di costa, che qui vi elenco in ordine di vicinanza dal centro: Praia do Estudantes, Praia do Pinhao, Praia Dona Ana, Praia do Camilo, Praia dos Pinheiros e Praia da Balança. Dopo averne ammirato la bellezza (è possibile anche fare dei tour in kayak o visitare le grotte presenti vicino alle spiagge) l’unica cosa da fare è stendere l’asciugamano e rilassarsi ascoltando il rumore delle onde, facendo attenzione a non addormentarsi e scottarsi (perché la brezza oceanica non ti fa sentire il calore del sole…già!). In ostello conosco a rotazione compagne di cene e di birrette, anche se ammetto che in questa parte del viaggio ho apprezzato molto la pace derivante dal vagare da sola.


A circa 40 chilometri da Lagos troverete un posto davvero speciale, chiamato Cabo de São Vicente. Pur non essendo il punto più occidentale del continente europeo, questo luogo ha mantenuto nei secoli un significato molto profondo. Già venerato nel Neolitico, per gli antichi romani era il promontorio sacro dove finiva il mondo conosciuto; personalmente trovo affascinante l’appellativo datogli dai greci, Ophiussa (Terra dei serpenti). Ho sentito molto la spiritualità di quest’area, la quale mi ha un po’ riportato alla mente Vinicio Capossela con le sue parole: “terra di sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra”.

Il Cabo è molto suggestivo anche dal punto di vista paesaggistico: le scogliere altissime vengono accarezzate, anzi, picchiate dal vento dell’oceano (da qui si può inoltre partire per la Rota Vicentina, un cammino che percorre la costa alentejana).

Se si dispone di un mezzo proprio, l’ora ideale per visitare Cabo de São Vicente è sicuramente il tramonto. Utilizzando i mezzi pubblici c’è la possibilità di arrivare in autobus verso mezzogiorno e ripartire tre ore dopo. Ho quindi deciso di portarmi un pranzo al sacco e di rimanere lì, a godermi il vento e la magia della punta più occidentale di questa regione.

Tornata in ostello, la gestrice mi ha chiesto se mi era piaciuta la visita e, sentendo la mia emozione durante il racconto, mi ha detto che non tutti tornano da Cabo de São Vicente con queste sensazioni ma chi le prova poi ci torna ancora una, due, tre volte. E, ora che sono tornata a casa da qualche mese, ripensando a questo luogo posso dire che aveva ragione.

Até logo, Algarve!

Cler

Cler

Per metà friulana e per metà calabrese, da poco cerca di ambientarsi alla vita triestina sognando di fare l'antropologa spiantata (della serie: portafoglio vuoto ma zaino sempre pronto). In fondo, sette traslochi le hanno insegnato a fare scatoloni e valigie nel minor tempo possibile. Chiara ama: la buona musica, la fotografia, il buon cibo e il buon vino. Portatela in un'osteria a bere un taglio e sarete amici suoi.
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