Chi ha seguito le mie peripezie per il Sud America ormai avrà capito che ho una calamita per i personaggi più strani. Non sono io che vado a cercare loro, sono loro che vengono da me. E io di certo non li evito. Anzi. E questa volta vi racconterò di Alberto, un distinto signore che ho incontrato ad Arequipa nell’ostello in cui la mia amica Carmen ed io, su suggerimento del sardo Massimo, abbiamo dormito.

Il terzetto in abiti tradizionali quechua

Il terzetto in abiti tradizionali quechua

Da poco arrivati all’ostello e sistemate le nostre cose, sentiamo bussare alla nostra porta. Apro la porta e mi trovo di fronte un simpatico signore, sulla sessantina, dal viso particolarmente sorridente. Mi dice che per qualsiasi necessità, possiamo rivolgerci a lui. Bene, penso io. Poco dopo scendiamo per una prima ricognizione della città, da molti descritta come una interessante città dallo stile coloniale (è chiamata la città bianca del Peru, a me è piaciuta particolarmente per le sue corti nel centro storico). Ma all’uscita incrociamo nuovamente il signore di prima, ci ferma e si presenta: il suo nome è Alberto. Ha dei modi molto simpatici e ovviamente gli do corda. Passano pochi secondi e lui si accorge che una linguetta delle mie scarpe da ginnastica è leggermente scollata (e quando dico leggermente, dico molto leggermente!): si propone di aggiustarmela e non accetta un cortese “ma no, non è nulla” come risposta. Estrae il suo kit per le riparazioni che porta sempre con sé e pone abbondante colla per rimettere la linguetta nella posizione originale. Nel giro di pochi secondi inizia il racconto delle sue origini quechua, del fatto di essere rimasto senza famiglia e di essere ammalato di cancro, dei suoi lavoretti per tenersi impegnato (tra i quali aiuta nell’ostello). In seguito al mio interessamento sulle sue origini, lui inizia una lezione di lingua quechua, provando a insegnarmi l’idioma al ritmo di una nuova parola ogni due secondi: il tempo di ripeterla e subito passava alla seguente! Io ovviamente mentre ripetevo la nuova parola mi dimenticavo la precedente…

Non appagato inizia a cantare canzoni, alcune in spagnolo, altre in quechua, altre ancora miste. Per noi è ora di andare, è tempo di scoprire la città e il giorno seguente partiamo per un trekking di due giorni nel Canyon del Colca, una delle maggiori attrazioni della zona. Alberto ci chiede quando saremmo ritornati, vuole farci provare i vestiti tradizionali quechua.

La nostra escursione nel canyon è estremamente interessante, immersi nella natura a tratti florida e a tratti arida della profonda valle. Al nostro ritorno ad Arequipa non troviamo Alberto nell’ostello: siamo quasi preoccupati. Dopo una cena a base di anticucho (cuore di mucca grigliato in uno spiedino) ritorniamo all’ostello e ce lo troviamo di fronte. Ha portato con sé i vestiti che voleva farci provare. Per qualche minuto mi sento quasi un modello, elogiato per il mio portamento regale simile a quello di qualche importante personale quechua, ma subito l’attenzione si sposta su Carmen, la quale concede ad Alberto un ballo sulle note di qualche altra canzone quechua.

Balli sfrenati tra Alberto e Carmen

Balli sfrenati tra Alberto e Carmen

L’idea di stampare il giorno precedente alcune foto che gli avevo scattato mentre mi aggiustava le scarpe è stata particolarmente azzeccata: gli abbiamo scritto qualche messaggio sul retro e gliele abbiamo regalate. Al momento di salutarci – erano le due della notte – Alberto era molto emozionato e nel ringraziarci per il tempo trascorso assieme gli è scesa una lacrima. Evidentemente aveva bisogno di un po’ di compagnia e di sentirsi importante. Tupananchiskama, Alberto!

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Un buon posto dove dormire ad Arequipa è l’ostello Santa Cantalina, vicino all’omonimo monastero. Il mio posto preferito della città è Claustros de la Compañia, una corte a due passi dalla piazza principale non molto frequentata, ma in cui si può gustare una birra artigianale o un bicchiere di vino in una cornice molto tranquilla e suggestiva.

Si possono trovare tour per il Canyon del Colca da 2 o 3 giorni molto economici e i ritmi delle camminate sono medio-lenti. Le escursioni prevedono inoltre interessanti attività, come l’avvistamento di Condor o la visita di alcuni paesini tipici.

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
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