Scalini e pietre, pietre e scalini. Voi penserete, che ci siate stati o che sia solo nella lista dei vostri desideri: “ma Machu Picchu non è solo una grande quantità di scalini da appagare l’escursionista più appassionato e un mucchio di pietre ben intagliate e intassate; Machu Picchu è molto di più!”. E avete ragione, i paesaggi sono magnifici e anche qui il senso di pace che infondono queste montagne è magnifico, non è di certo un caso se gli Inca hanno scelto questo luogo per insediare un importante centro spirituale.

Il panorama mozzafiato di Machu Picchu

Il panorama mozzafiato di Machu Picchu

Ma sono gli scalini e le pietre le cose che più mi hanno colpito in questo luogo mitico e mistico. Sono quasi 2.000 gli scalini che bisogna salire per raggiungere Machu Picchu dalla località più vicina, Aguas Calientes (leggete nei consigli il modo più economico per arrivarci da Cusco), e bisogna partire quando fa ancora buio, prima delle 5:00, per poter entrare alle 6:00 quando aprono i cancelli. In realtà si può salire anche con uno dei bus che da Aguas Calientes comodamente portano all’ingresso, ma ovviamente la mia scelta è ricaduta sulla salita a piedi: penso che Machu Picchu bisogna guadagnarsela con fatica e sudore.

Visitare questo imponente luogo sacro senza soffrire un poco mi sembra un affronto nei confronti degli Inca, i quali avevano costruito questa città in un luogo sperduto tra le valli a nord-ovest di Cusco, difficilmente raggiungibile e protetto dalla montagna e dal fiume Urubamba. Passeggiando tra le rovine ho provato a pensare ai primi Inca giunti nella valle e che, dopo aver visto questa montagna e probabilmente interpretato qualche segno naturale da loro ritenuto divino, hanno esclamato: “ecco, qui costruiremo una città sacra!”.

Gli scalini rappresentano anche le fatiche necessarie per giungere in cima a Montaña Machu Picchu o a Huayna Picchu, le due cime che sovrastano l’antica città e da cui si hanno delle viste mozzafiato. Io assieme a Carmen, amica spagnola mia compagna di viaggio per una settimana, abbiamo scelto la seconda e il panorama di Machu Picchu da lassù ha senza dubbio ripagato tutti gli sforzi fatti per arrivare lassù.

Le pietre invece per me hanno simboleggiato l’incredibile e certosino lavoro fatto dagli scolpitori Inca per costruire questa città sacra. Le pietre sono sagomate in maniera perfetta (non oso immaginare quanto ci sia voluto per scalpellinarle tutte con attrezzi antichi!) e si incastrano tra loro come se avessero giocato a un primitivo tetris: il risultato lascia sbalorditi e costituisce inoltre una valida soluzione antisismica. Oltre che validi astronomi, gli Inca erano anche ottimi urbanisti e architetti. Immagino la faccia di Hiram Bingham, l’esploratore americano che per primo riscoprì questa città nel 1911, alla vista dei templi, delle abitazioni, delle piazze e dei terrazzamenti di questa città rimasti nascosti per quasi 400 anni. Bingham tra l’altro pensava di essere giunto a Vilcabamba, ultima capitale Inca prima della definitiva sottomissione agli spagnoli.

Tuttora è poco chiara la storia e il ruolo che Machu Picchu ha rivestito per gli Inca. Si sa per certo che era una città sacra, ma non si sa se sia stata costruita prima dell’arrivo degli spagnoli o dopo. C’è chi sostiene che sia stata fondata con lo scopo di preservare la cultura Inca dagli invasori europei: in questo caso non sono riusciti nel loro intento, ma quantomeno gli spagnoli non giunsero mai fino a qui e la città fu progressivamente abbandonata.

Poco importa, in realtà, quale fosse l’origine primitiva della città […] perché il fatto certo, il più importante, è che ci troviamo di fronte alla pura espressione della civiltà indigena più potente d’America, rimasta immacolata al contatto della civiltà vincitrice e colma di immensi tesori evocativi tra le sue mura morte dalla noia del non essere più, nel paesaggio stupendo che la circonda e le conferisce la cornice necessaria a estasiare il sognatore che vaga senza meta tra le sue rovine.

Ernesto Guevara, Latinoamericana

Sicuramente l’aria che si respira a Machu Picchu è magica, in un contesto dove l’uomo ha saputo integrarsi perfettamente con la natura circostante. La magia e la sacralità di queste montagne mi è stata confermata da Manuel, giovane ragazzo del luogo conosciuto in ostello a Cusco. Ho passato delle ore ad ascoltare i suoi racconti sui poteri spirituali che la natura trasmette agli sciamani e ai riti che essi compiono in particolare nelle notti di luna piena. Gli ho fatto una promessa: tornerò da lui per scoprire ancora più in profondità le loro antiche tradizioni.

Consigli per i Torzeons

Ho cercato su internet come raggiungere Machu Picchu partendo da Cusco, ma le informazioni che ho trovato sono poco chiare. Ecco allora una piccola guida fai-da-te ed economica. Dal vostro ostello prendete un taxi per pochi soles fino al terminal terrestre per Quillabamba (andateci presto, i bus partono tra le 7 e le 8 di mattina). Da qui prendete uno dei bus che vanno in direzione Quillabamba per 25 soles (circa 7 euro) e mettetevi comodi: avete circa 6 ore di viaggio fino a Santa Maria, dove dovete scendere e qui non dovete far altro che contrattare con gli autisti pronti a darvi un passaggio fino a Hidroelectrica (io ho pagato 10 soles, 3 euro). Da qui partono i treni che arrivano ad Aguas Calientes, ma mica volete perdervi la magnifica passeggiata immersa nella natura che fiancheggia la rotaia? Ci si mette tra le due e le tre ore ed è gratis! Trovate un ostello (ce ne sono anche a 25-30 soles per notte) e la mattina dopo godetevi la ora e mezza di interminabili scalini che portano a Machu Picchu: solo allora vi sarete guadagnati questa affascinante città!

A Cusco non perdetevi una passeggiata nei quartieri più storici della città: Santa Ana, San Cristobal e San Blas. Da tutti e tre potrete godere di ottime viste della città, le viuzze sono incantevoli e piene di storie da farvi raccontare dagli abitanti del luogo. Imprescindibile ovviamente il mercato di San Pedro, vi consiglio infine di dormire all’ostello Oki Doki: ha un’ampia corte interna, è molto economico e potete fare quattro chiacchiere con Manuel.

La Plaza de Armas di Cusco

La Plaza de Armas di Cusco

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
Markin