Fuori nevica. O meglio. C’è neve. In realtà è solo un freddo gelido. Sono qui cercando di capire cosa voglio davvero scrivere di quella lunga estate di quasi cinque anni fa. Seduto alla mia scrivania a Tuebingen, in Germania, con qualche pensiero che vola verso Barcellona, dove mi trasferisco fra due settimane. Non so se questo mio vagabondare mi qualifica come Torzeon, ma potrebbe essere. Di sicuro so che è da un bel po’ che voglio scrivere del nostro viaggio in bici.

Me & the old Bessie. Un lungo cammino insieme. Foto di Matteo Bigi (dal suo profilo FB).

Me & the old Bessie. Un lungo cammino insieme. Foto di Matteo Bigi (dal suo profilo Facebook).

Alcuni dei miei viaggi sono stati andare da A a B. Altri, i più per fortuna, sono stati perdersi e ritrovarsi. In sé, negli amici, negli sconosciuti, nei luoghi visti e vissuti. Quel viaggio da Firenze a Sarajevo in bici dell’estate 2011 è stato più che altro un viaggio dentro me stesso, su due ruote. E’ vero, suona un po’ troppo come il classico film in cui si trova se stessi, e non esageriamo, non credo che un viaggio ti cambi la vita completamente, soprattutto se non trova terreno fertile. Ma quel viaggio lì, se non altro, c’è andato molto vicino.

L’idea di spostarmi attraverso diversi paesi in bici la devo a due amici tedeschi conosciuti in Erasmus, che tornarono a casa dopo quell’anno trascorso a Cork, in Irlanda, su due ruote. Per farla breve: era aprile, 2010, mi hanno chiesto di andare, ma ero sotto tesi e dovevo lavorare, quindi non mi sono unito a loro. Rodeva, eccome se rodeva. Una di quelle cose che ti rimangono lì in gola, come l’ovo sodo del film di Virzì. Quando l’estate dopo mi sono reso conto che avevo più tempo libero, un minimo di risparmi e una scusa per andare a trovare un’amica a Sarajevo, quell’ovo sodo mi è balzato dritto in testa. Ma ero sicuro che sarei andato anche da solo, per un viaggio del genere?

I cari amici tedeschi, avendolo fatto poco prima, ovviamente mi han detto “ciao”. Quindi chi? E lì l’amico Cervello, compagno di innumerevoli feste e vittima innocente delle mie scorribande giovanili, lì lui mi ha sorpreso. E mi ha ricordato di quel mio ex compagno di scuola, con cui durante gli studi non ci consideravamo neanche lontanamente, che avevo visto qualche anno prima a Granada, mentre lui era in Erasmus, durante un viaggio. E ti ricordi del suo racconto in una teteria in città: il suo rincorrere una ex, in bici da Firenze a Bari, o qualcosa del genere. Perché Cervello ti sorprende, ma non esageriamo. Se uno ha fatto una cosa del genere, mi son detto, potrebbe anche venire a Sarajevo con me.

Fine aprile 2011, forse. Lo chiamo. Propongo. E lui, sorprendentemente, mi dice che ci penserà. Già qualcosa, ma capirai, ti chiama uno che non senti da anni e che a malapena conosci per un viaggio del genere, le mie speranze erano quelle che erano. Per quello quando qualche giorno dopo Matte (aka il Bigi, per alcuni Bigio e anche alcuni soprannomi che non si possono scrivere qui) mi richiama per un deciso “sì”, io a fatica ci credo. Però è vero.

Si parte.

17 luglio, mattina presto ma non troppo, ché lui il giorno prima lavora con un catering ed è un po’ stanco – ovviamente il genio decide di farsi 20 km in bici alle 2 di notte per tornare a casa dopo lavoro, la notte prima della partenza. Qualcuno ci ha chiesto: come vi siete allenati? Beh, fra aprile e luglio allenamenti due o tre volte alla settimana. Nel mezzo un bell’inizio d’estate fatto di aperitivi, amori finiti male per tutti e due e cotte estive andate a finire anche peggio. Un gran bel feeling per questo viaggio e la consapevolezza che forse l’idea di partire con Matte è stata una delle più grandi trovate di Cervello. Iniziamo ad andare, pedaliamo bene, passiamo ore in bici e ci alleniamo come se dovessimo fare il Giro d’Italia.

Bigi ma guarda dalla bici (assonanze coraggiose).

Bigi ma guarda dalla bici (assonanze coraggiose).

Compro una bella bici da strada anche se più comoda di quelle da corsa, discreta ma usata, il budget è quello che è. Decidiamo di partire leggeri. Una borsa da trenta litri per la bici da montare sul portapacchi dietro, con solo un cambio a maniche e pantaloni lunghi, un cambio estivo e la roba che abbiamo addosso per pedalare. Qualche mutanda e calzini, niente saponi, asciugamani ecc. Ah, e due macchine fotografiche che fra borse e lenti saranno state 5 chili l’una: veramente efficienti nel fare i bagagli.

Partiamo completamente a caso dopo aver dato un’occhiata alla direzione su Google, vagamente verso Nordest, era tutto quello che sapevamo. Senza mappe, verso le 10 di mattina, si parte. Dritti come fusi, arriviamo nella calura soffocante di Bologna prima delle sei di sera. Per motivi di lavoro e diversi ci siamo messi in testa di arrivare in Bosnia in due settimane circa. Appena arrivati, dico di voler prendere un gelato e BAM! – ruota davanti bucata. Presagio di cose a venire.

Pedaliamo per circa 140 km al giorno di media, ci sorprendiamo di quanto sia facile, ma le tappe italiane sono impegnative, fino a 190 km facendo Bologna – Venezia in in giorno solo… perché cerchiamo di raggiungere amici, un po’ per passare tempo tutti insieme e un po’ perché scroccare un tetto non ha mai fatto male a nessuno. Così arriviamo a Venezia il secondo pomeriggio, dove ci riposiamo per il compleanno di Stefania, anche lei un’amica dell’Erasmus. Di quel giorno mi ricordo di essere quasi svenuto dal caldo, dopo che ci siamo persi innumerevoli volte intorno a Chioggia, con tanto di capatina in superstrada, alla fine di una “tappona” davvero lunga e abbastanza noiosa, tutta in pianura.

Con Stefania: la barba ancora non si vede, ma le ore sotto il sole sì, anche dopo la seconda “tappa” verso Venezia

Con Stefania: la barba ancora non si vede, ma le ore sotto il sole sì, anche dopo la seconda “tappa” verso Venezia.

Di quel giorno, e di quello dopo, mi ricordo anche i miei raggi della ruota posteriore che si rompevano come non ci fosse un domani, seguiti dalle mie bestemmie, il cui risultato sembrava essere solo quello di rompere altri raggi. Ne cambio tre in poche ore. Nel tardo pomeriggio ci perdiamo da qualche parte in Friuli, cercando di raggiungere casa di Mattia, altro amico Erasmus della famiglia dei Cignacchi, detto gruppo di amici che comprende anche Luca e Marco, quest’ultimo il famoso Markin di questo blog. Nel momento, Matte perde la bussola e inizia a mettere in fila una sequela di bestemmie da professionista che solo un toscano – nemmeno un veneto – riesce a concepire improvvisando. Ma le nostre nuvole sono spazzate via da un’accoglienza bellissima, fatta di grigliata di cevapi e altre delizie della casa. L’ospitalità della famiglia di Mattia e dei ragazzi è stata qualcosa di meraviglioso, e ci ha consentito di cambiare entrambe le mie ruote con una spesa minima, cosa davvero gradita prima di passare il confine!

Fine prima parte: qui sotto potete trovare alcune foto del viaggio. Per la seconda parte del racconto e per vedere qualche foto in più, stay tuned!

Gaber

Gaber

Ricercatore universitario, ultimamente prova a fare il professore insegnando storia economica all'Università Autonoma di Barcellona. Quando è in Germania beve vino, ma quando è in Spagna preferisce una clara – il che la dice lunga sulla sua mente contorta. Ama viaggiare in ogni sua forma. L’importante è sempre la compagnia, e rendersi conto che a volte è meglio uscire a far quattro passi da soli.
Gaber