Le due capitali boliviane non possono essere più diverse tra loro. Sucre è la capitale costituzionale, è una città di dimensioni abbastanza ridotte (circa 300.000 abitanti) e ha uno stile direi quasi europeo: non a caso è nata come città satellite di Potosi ai tempi della conquista spagnola dell’America Latina per meglio gestire l’amministrazione dei traffici di metalli preziosi e altre merci. La Paz invece è una grande città caotica, la cui area metropolitana conta 2,3 milioni di abitanti, è disposta su più livelli e ha origini ben più antiche, in quanto posizionata in una valle strategica per i commerci delle comunità indigene. Sono poi arrivati i francescani per cristianizzare le popolazioni locali, e lo stretto rapporto creatosi tra indigeni e francescani ha portato ad una strana alleanza nel tentativo di opporsi ai conquistatori spagnoli. Io ho trascorso due giorni a Sucre e quattro a La Paz: ecco alcune considerazioni sulle due città.

Sucre, la “città bianca” della Bolivia, mi ha colpito per la sua pulizia, per il suo ordine e per la sua tranquillità: a tratti sembra di essere usciti all’improvviso dai confini boliviani e di essere approdati in un’altra parte del mondo. Persino il mercato, tipicamente il regno del caos, risulta essere ordinato: all’ingresso si può notare la fila delle bancarelle delle signore che vendono l’accoppiata formaggio-uova, poi ci sono un settore dedicato all’esposizione delle carni, uno per le verdure e per la frutta. Se si raggiunge il fondo del mercato si possono vedere la colorata via dei succhi di frutta e la piazzetta dove sono disposte le signore intente a vendere patate.

Neppure una singola cosa è fuori posto, nemmeno nell’area della ristorazione, forse la mia preferita: è qui che ci si può totalmente mischiare ai locali degustando i piatti locali a prezzi bassissimi (si può fare colazione per 5-6 bolivianos – meno di 1 euro – e pranzare e cenare per circa 14 bolivianos – 2 euro). Ci si siede tutti uno accanto all’altro, ci si augura buon appetito anche se non ci si conosce e si possono intrattenere interessanti conversazioni: a me ad esempio è capitato di conoscere due giovani studenti universitari che mi hanno suggerito quali parti della città visitare e un distinto signore, preoccupato per l’imminente referendum sulla possibilità di rielezione dell’attuale presidente Evo Morales.

Commensali al mercato di Sucre

Commensali al mercato di Sucre

Non stupisce che in questa città in cui dopo alcune settimane di viaggio sono tornato a incrociare lo sguardo con molti gringos, uno dei più famosi parrucchieri del centro cittadino si preoccupi di avere delle sembianze italiane o spagnole. Volevo dare un taglio ai miei capelli e dopo aver chiesto in giro mi sono rivolto a Soliz. Non appena ha saputo che sono italiano, mi ha raccontato tutto orgoglioso che dei clienti in passato gli hanno detto che ha un aspetto italiano: non ho potuto che annuire. Soliz, che zoppicava vistosamente, mi ha raccontato che discende da una stirpe di parrucchieri e che la sua professione era segnata fin dalla sua nascita. Ma questa sua professione gli piace – è particolarmente rispettato in città – e gli permette di imparare sempre cose nuove conversando con le persone: infatti è scattato un terzo grado da parte sua sulla vita in Italia.

La Paz è tutt’altra cosa. Fin dal mio arrivo questa megalopoli mi ha ricordato due città che mi è capitato di visitare in passato: Caracas e Hanoi. La capitale venezuelana per la sua conformazione geografica, adagiata com’è in una valle, ma protesa ad arrampicarsi sulle alture circostanti; Hanoi, capitale del Vietnam, per il fatto di essere un unico grande mercato. Credo che almeno il 90% della popolazione di La Paz si dedichi al commercio, non importa se in negozi, nei mercati o direttamente in strada: ci sono ragazzi che si aggirano per le vie intenti a vendere fazzoletti di carta e signore che propongono improbabili attrezzi per curanderos, come feti di lama. Una cosa che mi ha lasciato alquanto stupito è che ciascuna strada è dedicata a un determinato commercio: qui non si ritrova l’ordine del mercato di Sucre, bensì una strana disposizione, alla faccia della concorrenza. Capita così di imbattersi in una strada in cui si susseguono un parrucchiere dietro l’altro o di incontrare diversi negozi che producono gigantografie nel giro di pochi metri.

Con i suoi 3.650 metri di altitudine, La Paz è la capitale più alta del mondo, senza considerare El Alto, la periferia della città che tocca i 4.000 metri. La sua morfologia permette di raggiungere molti punti sopraelevati e di gustarsi dei panorami sempre differenti e molto suggestivi. Ma camminare per i saliscendi della città causa facilmente problemi di respirazione per via della scarsità di ossigeno: quando si vuole lasciar riposare i propri polmoni si possono prendere i furgoncini-taxi che intasano le vie della città. Con questi mezzi si possono raggiungere quasi tutti i punti della città per meno di venti centesimi di euro. E, con la crescita del turismo in Bolivia, i locali sono sempre più interessati a intrattenere conversazioni con i viaggiatori. Come il simpatico professore universitario seduto di fronte a me al mercato, che tra un sorso di tojorì (una bevanda a base di mais, molto popolare in Bolivia per la colazione) e un morso al suo pastel ripieno al formaggio, mi elogiava il genio di Galileo: “non certo come quel copione di Newton”. Anche in questo ho dato pienamente ragione al mio simpatico amico.

Desde el borde cortado del altiplano se contempla en una hoyada increible la sonriente y épica ciudad de La Paz. Ella, su luz inolvidable, sus dulces árboles, las torres y dentadas murallas de greda la circundan, calman e iluminan el alma del viajero.

(José Marìa Arguedas)

Spiccando il volo sopra La Paz

Spiccando il volo sopra La Paz

Consigli per i Torzeons

A Sucre ho dormito all’ostello Charcas, super consigliato: di fronte al mercato centrale e a 3 minuti da Plaza 25 de Mayo, la piazza principale, prezzi bassi e letti piuttosto comodi (cosa non scontata in Bolivia!). Ovviamente non perdetevi i colori e gli odori del mercato a ogni ora del giorno – io ci avrei potuto vivere, lì! – e camminate fino alla Recoleta: la vista della città da questo luogo tranquillo è molto bella.

A La Paz dormite al colorato El Carretero, in particolare se volete conoscere altri viaggiatori argentini e cileni: sicuramente capiterà che qualcuno di essi vorrà condividere con voi la cena che hanno preparato! Il Mercado Lanza ha una struttura particolare fatte di rampe e controrampe (a volte potrete non capire dove vi trovate esattamente), ma la sua posizione è centralissima e non dovrete fare altro che lasciarvi convincere da una cholita che vi richiamerà per offrirvi i suoi piatti. E poi ci sono il Mercado Bolivar (piccolo, ma molto locale) e quello di El Alto, in cui si può trovare di tutto, anche i migliori curanderos della città se ne avete bisogno. Di tutti i punti panoramici della città, il mio preferito è il Mirador de Killi Killi, dal quale si possono ammirare i colori del tramonto e della sera. La teleferica è un altro modo di ammirare la città dall’alto, la linea rossa è incantevole e vi permette di far tappa al cimitero della città, luogo suggestivo e interessante. Infine per conoscere la storia della città, il convento di San Francisco merita una visita.

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
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