I Torzeons

Scoprire il mondo con occhi nuovi

Tirana non è bella: andateci!

Dell’Albania ho ricordi bellissimi, nonostante tutto. Mi riferisco a quando, nel settembre 2015, mi sono trovata a visitarla un pochino, seppur in modo insufficiente: gli albanesi che ho incontrato mi hanno tutti detto che la parte migliore del Paese non è la capitale (per fortuna) bensì la zona meridionale, con delle coste meravigliose che saranno sicuramente i motori di un boom turistico importante nell’immediato futuro. I miei ricordi sono questi.

Piazza Skanderberg, la parte più bella di Tirana.

Piazza Skanderberg, la parte più bella di Tirana.

Nel corso di un’avventura attraverso i Balcani compiuta con tre fedelissimi compagni di viaggio, avendo dormito nella città montenegrina di Budva, ci apprestiamo a partire per Tirana. È la prima settimana di settembre, fa molto caldo e si possono trovare facilmente fichi da mangiare, penzolanti da generose piante di strada. Siamo estremamente fortunati nell’autostop perché un ragazzo albanese di nome En, con la sua macchina blu e la sua simpatia, si ferma e ci dice di essere diretto proprio a Tirana. Per un autostoppista è una grande fortuna trovare una persona disposta a caricarlo con l’intera compagnia e a portarlo direttamente alla meta, senza deviazioni.

Il lago artificiale di Tirana, un posto gradevole e rilassante.

Il lago artificiale di Tirana, un posto gradevole e rilassante.

Come una vasta percentuale di albanesi En conosce bene l’italiano. Ci spiega infatti che durante il comunismo severissimo e schizofrenico di Enver Hoxa non era possibile avere informazioni sul mondo esterno, ma fortunatamente gli albanesi riuscivano a captare le frequenze della Rai italiana. È soprattutto per questo, oltre che per altre ragioni storiche e geografiche, che tanti albanesi sono in grado di parlare la nostra lingua (mentre per gli italiani l’albanese è assolutamente incomprensibile, anche se ben riconoscibile all’orecchio).

Un po' di pura desolazione all'avvicinarci a Tirana.

Un po’ di pura desolazione all’avvicinarci a Tirana.

Il viaggio con En è molto piacevole. Mi dice che lavora nel commercio internazionale di vini, importa in Albania vini italiani. “Ah, davvero? E che vini?” “Vini del Collio”. Incredibile.
Sostiamo a Shkoder (Scutari) per prendere un caffè. Qui quello che mi colpisce di più forse è la quantità di persone sedute al bar, sotto i grandi ombrelloni del viale, e soprattutto il loro sesso. Sono tantissimi, e tutti maschi. Non c’è neanche una donna – a parte ovviamente me e le mie due compagne. Ripartiamo per Tirana e durante il viaggio riusciamo ad ammirare bellissimi paesaggi. Le montagne e le colline che possiamo vedere dal finestrino ci emozionano. Ma ad emozionarci ancora di più è un fatto: la macchina di En si rompe. Il cofano fuma.

Eccoci qua, sorridenti, con il cofano ancora fumante.

Eccoci sorridenti, nonostante il cofano sia ancora fumante e siamo costretti a stare in mezzo al nulla.

Siamo fermi a 20 km da Tirana, e al paesaggio naturale mozzafiato comincia a contrapporsi quello antropico caratterizzato da uno squallore difficilmente raggiungibile. Dal nostro punto di osservazione, cioè un distributore di benzina abbandonato, possiamo ammirare un trattore fermo, la strada male asfaltata, dei capannoni, una struttura abbandonata al cui ingresso, dio solo sa perché, ci sono delle balle di fieno… ma niente mi sorprende di più del veder passare una corriera SAF, di quelle vecchie e blu, probabilmente risalente agli anni ’90. In questa circostanza che ha dell’assurdo però siamo di buonissimo umore, perfino En, seppur preoccupato per la sua automobile, partecipa volentieri alle nostre risate. Questo En è davvero una persona gradevole, gentile e simpatica, e alla nostra proposta di fare autostop e di liberarlo della nostra presenza risponde chiamando un amico, che ci viene a prendere e ci trasporta tutti fino a Tirana con un’eroica Yaris.

A volte una Yaris può essere molto grande.

A volte una Yaris può essere molto grande.

La città di Tirana mi colpisce per il suo incredibile squallore: escludendo una piccola parte centrale, piuttosto bella e degna di una capitale, il resto della città è una distesa desolante di blocchi grigi. Alti, di cemento, posti in modo disordinato sul territorio con un’attenzione alla bellezza inesistente. Il viale principale, che dobbiamo percorrere per arrivare in centro dalla casa del nostro couchsurfer, è affollatissimo di auto (guidate apparentemente da cocainomani pazzi) e privo di marciapiedi. È vero, i lavori sono in corso, ma l’unica possibilità per i pedoni di spostarsi per adesso è inerpicarsi e inciampare sul terreno dissodato e pieno di buche, dove in passato c’era e in futuro spero ci sarà il marciapiede. Una specie di corsa ad ostacoli urbana, in cui le prime vittime devono per forza essere anziani e disabili, impossibilitati a percorrere quello che è l’equivalente di un terreno minato.
Una parte abbastanza carina della città è quella del lago artificiale, dalle rive del quale è possibile prendere il sole, bere una bevanda fresca e guardare vecchiette coraggiose arrampicarsi sul terreno brullo privo di sentieri adatti mettendo a rischio la propria incolumità, ma dando a tutti la possibilità di scommettere sulla loro vita in pericolo.

Ed eccoli qua i giocatori di domino.

Ed eccoli qua i giocatori di domino.

Siamo ospitati da un tale Ledi, giovane receptionist dai modi flemmatici e dagli occhi arrossati per un duplice motivo: il consumo quotidiano e probabilmente eccessivo di hashish e l’insonnia. Ledi ci dice che fino a poco tempo prima era uno dei pochi tiranesi ad essere iscritto alla piattaforma Couchsurfing, e che ha fatto della sua casa una specie di dimora comune e internazionale. Dalla sua terrazza ogni sera si vedono degli uomini giocare a domino, attorno a un piccolo tavolino sulla strada.
Andare a Tirana è stato bello, nonostante la delusione legata ad una città che io reputo genuinamente brutta, ma piena di persone gentili e disponibili all’aiuto reciproco. Abbiamo continuato ad essere fortunati nel nostro autostop anche nel tragitto verso la Macedonia, non solo dal punto di vista logistico ma anche da quello umano. Gli albanesi che ci hanno caricato in macchina sono stati tutti gentili e piacevoli. Al confine, mentre aspettavamo lo svolgersi dei controlli, eravamo osservati attentamente dalle persone che potete vedere nella foto qui sotto. Senza parlarci, senza farci alcun cenno, in silenzio ci fissavano. È stato un arrivederci pittoresco, degna conclusione di una permanenza albanese altrettanto pittoresca.

La fila al confine può essere lunga: tanto vale adagiarsi sul prato e prendere un po' di sole.

La fila al confine può essere lunga: tanto vale adagiarsi sul prato e prendere un po’ di sole.

Margue

Margue

Piccolo esemplare di essere umano nato nello sperduto ma bellissimo Friuli, pensa che il miglior augurio possibile sia “Que el fin del mundo te pille bailando”. Appassionata di cibo e di parole, ama mettersi alla prova almeno quanto dire stupidaggini. Contraddistinta da un senso dell’umorismo che a non tutti piace, spera che voi lo apprezziate.
Margue

Latest posts by Margue (see all)

Previous

Coroico: i miei cugini boliviani e l’alcol

Next

La mia storia d’amore con l’Irlanda


Notice: Use of undefined constant comment - assumed 'comment' in /home/mhd-01/www.torzeons.com/htdocs/wp-content/themes/lovecraft/comments.php on line 15
2
Notice: Use of undefined constant comment - assumed 'comment' in /home/mhd-01/www.torzeons.com/htdocs/wp-content/themes/lovecraft/comments.php on line 16
Comments

  1. Nunzio

    Mai stato a Tirana.

Lascia un commento

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.     Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi