In questo terzo post sul Portogallo, tenterò di portarvi in giro per Lisbona e Porto seguendo le sfumature di un’ideale tavolozza di quello che, secondo me, rappresenta una delle componenti dominanti di queste città: il colore azzurro. Anzi, azul, per immergerci ancor meglio nell’atmosfera. L’itinerario è molto fantasioso (anche solo per la distanza delle due città) ma il bello dei ricordi consiste anche nel loro mescolarsi dando vita ad associazioni di pensiero originali.

Lisbona

Azul oltre i tetti di Lisbona

Nelle migliori giornate estive (ma non solo), Lisbona mostra un cielo degno della sua vicinanza all’Oceano Atlantico: limpido e luminoso. I luoghi migliori da cui godere di questa vista sono i miradouros: dei belvedere situati in varie parti della città e che hanno alimentato numerose classifiche in cui si tenta di eleggerne i migliori. Di uno vi ho già parlato nel post precedente, ovvero del Miradouro del Castelo di São Jorge, ma non molto lontano potrete trovare il famoso Miradouro de Santa Luzia il quale, situato un po’ più in basso rispetto agli altri, vi permetterà di vedere come il cielo sovrasta i tetti dell’Alfama. Attraversando la Calçada del Graça arriverete al belvedere omonimo, vicino al quale ho soggiornato in un ostello molto curato ed economico.

Se vi piace camminare, è arrivato quindi il momento di raggiungere il suggestivo Miradouro da Nossa Senhora do Monte, dove l’azzurro farà da cornice all’intera città, castello compreso. Da qui, si intravede un luogo in cui potrete osservare il cielo con il naso all’insù. Sto parlando della chiesa del Convento do Carmo: è il più grande esempio di architettura gotica della città, e dopo il terremoto è rimasta integra solo parzialmente.

Azul di fiume #1: il Tago.

A seconda dei vostri gusti, potete osservare il Tago in varie vesti.
C’è il Tago moderno del Parco delle Nazioni, dove hanno trovato spazio l’architettura contemporanea, l’oceanario e una funivia, dalla quale osservare il fiume da una prospettiva diversa.
Il Tago come collegamento all’Oceano, invece, è quello che osserverete da Praça do Comércio, lasciandovi alle spalle il giallo dei palazzi e la statua di Re Giuseppe I.

In ultimo, c’è il Tago della Lisbona coloniale, ricordata dal monumento di Belem e dalla sua piccola torre (poco lontano, il maestoso Monastero dos Jerónimos): in questo quartiere si celebra l’epoca delle scoperte e, nei ricordi, ciò si mescola al sapore delle famose paste alla crema, riposte in confezioni blu azulejos.

Azul di fiume #2: il Douro.

Porto è “la capitale del Nord” e si adagia sulla riva settentrionale del Douro, fiume di vini e di ponti. Ed è proprio attraversando a piedi il Ponte Dom Luis I che arriverete sulla riva delle cantine: infilatevi in qualche viuzza e scegliete quella in cui godervi, dopo una visita tra centinaia di botti, una degustazione di vinho do Porto, magari ascoltando un concerto di fado.

Azul(ejos).

Gli azulejos, le tradizionali piastrelle decorate, ricoprono molti edifici in Portogallo. Soggiornando in una pensioncina in centro a Porto ci si può svegliare ammirando una chiesa completamente ricoperta di ceramica bianca e blu; e questa non è di certo l’unica della città. Azulejos ricoprono anche una parte dell’interno della Casa da Musica, il teatro progettato da Rem Koolhaas e inaugurato nel 2005 (potrete visitarne quasi ogni sua parte). Piastrelle diventate uno dei simboli (e dei souvenir) della cultura portoghese, capaci di colorare angoli interni ed esterni, non solo nei classici colori bianco e blu, di luoghi di culto, ristoranti, ostelli e teatri.

Azul Oceano.

Non posso non nominare l’Atlantico in questa tavolozza azzurro, blu e celeste. Se non l’avete letto, vi rimando al post a lui interamente dedicato o vi invito a guardare questo video:


Desideri azules per il futuro.

Vivere in una casa così:

Casa a Lisbona.

Casa a Lisbona.

Cler

Cler

Per metà friulana e per metà calabrese, da poco cerca di ambientarsi alla vita triestina sognando di fare l'antropologa spiantata (della serie: portafoglio vuoto ma zaino sempre pronto). In fondo, sette traslochi le hanno insegnato a fare scatoloni e valigie nel minor tempo possibile. Chiara ama: la buona musica, la fotografia, il buon cibo e il buon vino. Portatela in un'osteria a bere un taglio e sarete amici suoi.
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