Ogni viaggiatore trova, in tutte le città in cui mette piede, i suoi luoghi prediletti: sono quei posti in cui, inspirando lentamente, riesce a sentirsi completamente a suo agio, quasi come fosse a casa sua. Io, ad esempio, provo tutto ciò in quegli angoli che trasudano storia, anzi, per essere più precisa: storie. Storie di persone e di popoli che si sono susseguiti l’uno dopo l’altro, storie di re che si incrociano a quelle di pescatori e che rimangono intrappolate nei muri delle case e sotto l’asfalto e le mattonelle. Sarà per questo che la mia zona preferita di Lisbona è proprio quella scampata al grande terremoto (e maremoto) del 1775. Ed eccomi, quindi, a raccontarvi i miei ricordi di un itinerario abbastanza classico dal punto di vista turistico ma a me molto caro: la discesa dal Castelo di São Jorge alle scalinate dell’Alfama.

Vista dal castello su Praça do Comércio.

Vista dal castello;  oltre i tetti si vede Praça do Comércio e, in lontananza, la statua del Cristo Rei .

Il Castelo di São Jorge sorge su uno dei sette colli di Lisbona ed è attorniato dal verde degli alberi, i quali lo nascondono a coloro che lo cercano da lontano. Come scrive José Saramago nella sua personale guida della sua terra natìa, intitolata Viaggio in Portogallo:

Finora il viaggiatore non ha parlato del castello, detto di São Jorge. Visto da quaggiù, è quasi nascosto dalla vegetazione. Fortezza di tante e tanto remote lotte fin dai tempi di Romani, Visigoti e Mori, oggi sembra piuttosto un parco.

La vista sulla città è fantastica, tanto quanto dagli altri miradouros della zona e, in effetti, al suo interno troverete: vecchietti che giocano a carte, musicisti, concerti, bancarelle varie, pavoni e gatti, i quali si aggirano fra i turisti con la solita indifferenza che li contraddistingue, quasi fossero loro i veri abitanti del castello.

Un angolo del castello.

Un angolo del castello.

I gatti si aggirano anche per le case e i palazzi sotto le mura dove, nei giorni a ridosso della festa patronale della città, troverete festoni colorati e costumi appesi alle finestre. Scendendo a caso fra le vie, potrete imbattervi, oltre che nella sangria, anche in qualche sorpresa. Ad esempio, tre anni fa, finimmo dopo qualche metro in una zona abbandonata e decadente: non so come sia ora (ve lo dirò fra qualche mese o, se lo sapete, aggiornatemi!) ma al tempo trovammo un sacco di murales e ciò fu molto d’impatto, vista la vicinanza con il castello e la cattedrale.

A questo punto si arriva proprio alla Sè de Lisboa (ovvero la cattedrale di Santa Maria Maggiore), molto suggestiva. La cattedrale, in stile romanico, si trova davanti a una fermata del famoso Tram 28. Sì, il tragitto di questa linea merita tutta la sua fama, ma se volete un consiglio, cercate di provare questa esperienza in orari poco turistici: potrete godervi un tour di Lisbona da far invidia ai più famosi bus di sightseeing (voglio vederli, ad avventurarsi per simili strade e discese), pagando una semplice corsa a tariffa base.

Prima di tutto ciò, però, mettete via qualsiasi mappa ed avventuratevi nell’Alfama: quartiere fatto di scalini, colori, panni stesi, crepe sui muri, locali in cui ascoltare il fado (o anche del buon jazz, a seconda dell’umore), mangiare baccalà e bere del vino. Ho capito quanto questa zona rispecchiasse la cultura più vera di questa città guardando fuori dalla finestra della mia vecchia casa a Spilimbergo: i miei vicini di terrazzo erano proprio di Lisbona e, credetemi, nei caldi pomeriggi d’estate, guardando fuori dalla finestra, mi sembrava di rituffarmi in questi vicoli!

Ogni camminata in questo quartiere, una volta abitato dalla popolazione più povera di Lisbona, può essere diversa ed è proprio questo che mi ha fatto innamorare. Non vi darò, per il momento, nomi di vie e di locali ma solo qualche foto e una parte del paragrafo che Saramago dedica a questo ammasso di case, abitate nel corso dei secoli da arabi e pescatori, sperando di farvi capire cosa ho trovato, e provato, in questo labirinto in pendenza (se vi interessa leggere il brano interamente, lo trovate nel capitolo dal titolo Dicono che è cosa buona):

Adesso, finalmente, il viaggiatore va ad Alfama, pronto a perdersi dietro il secondo angolo della via e deciso a non domandare la strada. è la maniera migliore di conoscere il quartiere. C’è il rischio di mancare qualcuno dei luoghi selezionati […] ma, camminando a lungo, finirà per passarci e, nel frattempo, avrà avuto il guadagno di imbattersi mille e una volta nell’inatteso. […] Il viaggiatore ha visto tante cose del mondo e della vita e non gli è mai piaciuto ritrovarsi nella pelle del turista che gira, guarda, fa finta di capire, scatta fotografie e se ne torna nel proprio paese affermando di conoscere Alfama. Questo viaggiatore deve essere onesto. È stato nel quartiere dell’Alfama, ma Alfama non sa che cosa sia. Eppure continua a girare, a salire e scendere e quando finalmente si trova nel Largo do Chaferiz de Dentro, dopo essersi perso varie volte come aveva deciso, gli viene voglia di rinfilarsi nelle cupe traverse, nei vicoli inquietanti, nelle scale mozzafiato, e trattenersi finché non avrà imparato per lo meno le prime parole di questo immenso discorso di case, di persone, di storie, di risate e inevitabili pianti.

 

Una vecchietta in Alfama.

Una vecchietta in Alfama.

 

Desiderio per il prossimo viaggio nella Lisbona del mio cuor:
Arrivare in città il 12 giugno, giusto in tempo per tuffarmi nei festeggiamenti per Sant’Antonio.

Cler

Cler

Per metà friulana e per metà calabrese, da poco cerca di ambientarsi alla vita triestina sognando di fare l'antropologa spiantata (della serie: portafoglio vuoto ma zaino sempre pronto). In fondo, sette traslochi le hanno insegnato a fare scatoloni e valigie nel minor tempo possibile. Chiara ama: la buona musica, la fotografia, il buon cibo e il buon vino. Portatela in un'osteria a bere un taglio e sarete amici suoi.
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