È giunto il momento di lasciare alle spalle l’Argentina, non senza un po’ di tristezza, ma allo stesso tempo con l’entusiasmo di visitare un nuovo paese: la Bolivia.

Bienvenidos a Bolivia.

Bienvenidos a Bolivia!

Da Humahuaca prendo il bus che porta a La Quiaca, ultima cittadina argentina prima del confine. Alcune centinaia di metri a piedi zaino in spalla e davanti a me si profila la coda per sbrigare le formalità di frontiera. Il mio turno arriva non prima di due ore e solo dopo questa attesa posso finalmente respirare l’aria boliviana. Percorro i primi metri a piedi nella cittadina di Villazon e mi sembra di essere in un bazar: la Bolivia è nettamente più economica dell’Argentina e i negozietti arrabattati sulla strada vendono di tutto alle persone provenienti da sud. Pochi metri ancora e mi si presenta davanti agli occhi una scena insolita: sul marciapiede all’aria aperta alcuni uomini giocano a biliardo, non intimoriti da una leggera pioggerellina che bagna i tavoli.

Gli incalliti giocatori di biliardo a Villazón.

Gli incalliti giocatori di biliardo a Villazón.

Proseguo e nell’attesa del bus che mi porterà a Tupiza, entro in un ristorantino a mangiare qualcosa. Chiedo se hanno il wi-fi, ma la cameriera non sa nemmeno cosa sia! È dunque una grossa sorpresa salire sul bus e constatare che c’è il segnale wi-fi all’interno. Ma qual è il film che si può vedere negli schermi? Cliffhanger, con Sylvester Stallone (per la cronaca risale all’anno 1993). Ecco come fondere arretratezza e innovazione!

Un intenso primo piano di un lama.

Un intenso primo piano di un lama.

Arrivo a Tupiza alle 22 circa e cammino da un ostello all’altro sentendomi ripetere sempre la stessa risposta: “non abbiamo letti disponibili”. Quando al quinto tentativo ne trovo uno con una camera disponibile, le cose iniziano a girare per il verso giusto: nello stesso ostello alloggiano Federico e Aylen, cugini di Buenos Aires che dormivano nel mio stesso ostello a Humahuaca. La mattina seguente partiranno per un tour di quattro giorni alla scoperta del sud Bolivia e del Salar de Uyuni e, colpo di fortuna, c’è ancora un posto a disposizione: quel posto diventa subito mio.

La mattina seguente partiamo noi tre, due ragazzi uruguayani, Leandro e Andres, l’autista e guida locale Osvaldo, sua moglie e cuoca Ana e il loro simpatico figlio di tre anni Jhoel, che subito diventa la mascotte del viaggio.

Foto di gruppo con Osvaldo prima della partenza.

Foto di gruppo con Osvaldo prima della partenza.

I quattro giorni trascorrono percorrendo oltre 1.000 km di sterrato tra paesaggi incantevoli fatti di montagne andine che sfiorano i 6.000 metri (il vulcano Licancabur tocca i 5.920 metri), aridi deserti, lagune di tutti colori, paesini di minatori, profonde valli segnate da fiumi tortuosi, bagni termali e geyser, rocce scavate da secoli di erosione, piantagioni di quinoa e animali tipici degli ambienti andini: lama, vigogne, alpaca, condor, fenicotteri, viscacha. Sarà stata pure la mancanza di ossigeno a oltre 4.000 metri di altitudine (nel nostro percorso abbiamo sfiorato i 5.000), ma questi paesaggi mi hanno lasciato davvero senza fiato.

Giungiamo infine alla meta finale, il Salar de Uyuni, il più grande al mondo con i suoi 10.582 kmq di estensione. È un’enorme distesa di sale interrotta solamente da undici isole da una delle quali, Incahuasi, noi ci siamo goduti l’alba dopo una levataccia alle quattro (e una notte di baldoria…).

I posti magnifici che abbiamo visitato sono poi stati allietati dalle premure continue di Osvaldo e Ana, dalla simpatica presenza di Jhoel e dallo spirito di gruppo creatosi tra noi, tanto che nell’euforia generale ho insegnato ai miei compagni di viaggio alcune strofe di Bocca di Rosa di De André. Tutto questo è stato accompagnato dal motto di questi quattro giorni, una regola che deve valere sempre, ma ancora di più tra viaggiatori: compartir es vivir!

Consigli per i Torzeons

Non posso che consigliarvi un tour in questa parte splendida della Bolivia, rivolgetevi all’agenzia Chicheñito Tours and Travels e chiedete di Osvaldo. Se poi c’è anche Jhoel preparatevi a divertirvi con lui! Non esitate inoltre ad assaggiare il liquore alla coca, piuttosto dolciastro, e le birre alla quinoa e alla coca (a me personalmente è piaciuta più la prima che la seconda).

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
Markin

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