Ricordo un uggioso mercoledì di fine febbraio dell’anno scorso. Chiusa nella mia triste camera dalla carta da parati color yogurt al caffè andato a male, ascoltavo musica deprimente di sottofondo e ammiravo il panorama fuori dalla finestra: un muro ammuffito. Non sono ottime premesse effettivamente, se non fosse che ero a Oviedo in Erasmus. “In Erasmus chiusa in camera?” si potrebbe chiedere qualche scaltra mente. Ebbene sì. Ero lì da un mese e non avevo fatto ancora molte amicizie e la persistente pioggia asturiana non aiutava.

Inoltre stavo attraversando una delle ormai consuete crisi esistenziali: mille pensieri in testa e nessuna soluzione. “Fanculo!” mi son detta. Decisi che finalmente era giunta l’ora di fare un’esperienza di volontariato fuori casa. Da diversi anni ci pensavo, ma alla fine si rimanda sempre e non si fa una fava. Accesi il pc e su facebook mi comparve un post di Libera su E!State Liberi. Destino? Aprii il link e diedi un’occhiata. Mi convinsi e decisi di iscrivermi per il campo di Rosario Livatino a Naro, in provincia di Agrigento.
Fu così che il 2 agosto mi ritrovai a Venezia a prendere l’aereo per Catania.

Non vedevo l’ora di mettere piede in Sicilia: non ero mai stata nell’acclamato Sud e volevo saperne di più. Da amante dei diversi accenti italiani, già in aeroporto iniziai a divertirmi a sentire il vivace siciliano. Tuttavia appena messo fuori il piede dall’aeroporto sentivo come delle pugnalate al cuore alla vista dei copiosi rifiuti sui cigli delle strade. Allo stesso tempo, ero divertita dai fruttivendoli ambulanti che vendevano angurie in mezzo alla strada e dall’autista che noncurante del semaforo rosso attraversava l’incrocio cantando con la radio, mi aveva catapultata in un altro mondo. Un mondo per me inusuale, ma allegramente spensierato.

Un giro per la città ed alcune ore dopo ero in stazione per andare ad Agrigento, accompagnata da un gentile Catanese. Ho sempre sentito dire piuttosto male dei servizi di trasporto siciliani. Be’ devo avere una certa dose di fortuna: non ho avuto nessun problema se non nei giorni seguenti, quando ho perso un po’ di tempo ad organizzare i cambi a causa della scarsa offerta su alcune tratte.
Quando penso alla Sicilia, un’immagine appare nella mia mente: la vista dal finestrino del treno. Tramonto. Un cielo violaceo sfumato d’azzurro. Colline gialle dell’entroterra siciliano. Piccoli fuocherelli accesi vicino alle rotaie. E i verdi fichi d’India. Uno spettacolo da inumidire gli occhi.

La "mia " Sicilia.

La “mia ” Sicilia.

Dopo essere passata per Canicattì (non ci potevo credere, il paese siciliano più nominato dalle mie parti), giunsi ad Agrigento per l’ora di cena (quella meridionale) e subito me ne innamorai: sarà per l’atmosfera romantica della notte, per l’aria estiva, per le persone che passeggiavano sorridenti, per i palazzi antichi o per la musica jazz che aleggiava per le strade. Mi sentivo felice e rilassata. Le guance mi dolevano per il grande sorriso che avevo stampato sul viso da tutta la sera.

Mentre mi mangiavo un fantastico panino seduta su un muretto, mi resi conto di tutte le persone che in quella giornata mi avevano parlato o dato una mano di spontanea volontà senza che io dovessi chiedere nulla: erano almeno una decina. E la mia mente non poté non pensare al meraviglioso, ma freddo Friuli. A Udine mi sarebbe successo lo stesso, certo, ma dieci persone nel giro di dieci anni. Ma non mi lasciai avvilire da questa amara conclusione e continuai ad ammirare quella splendida città che mi aveva ormai rubato un pezzetto di cuore.

Sai tu la terra ove i cedri fioriscono?
Splendon tra le brune foglie arance d’oro
pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro
umil germoglia il mirto, alto l’alloro…

(J. W. Goethe)

Martars

Martars

Con la sua nascita ha inaugurato la classe 1993. Faticosamente laureanda in Scienze e tecniche del turismo culturale e fresca dall'esperienza Erasmus.
Ama cantare e dipende dal caffè. Le piace parlare con la gente che trova casualmente sul suo cammino. Adora bere birra di fronte ad un bel concerto in compagnia degli amici (quelli che sono riusciti a sorvolare sul suo pessimo senso dell'umorismo). Alla vista di un piatto dall'aspetto gustoso, va in delirio.
Martars