I Torzeons

Scoprire il mondo con occhi nuovi

The oldest pub in Zagreb

Da una parte: la tesi da scrivere, poco tempo, le tasche vuote come solo un laureando in architettura può capire. Dall’altra: quella voglia di andare, macinare chilometri finché i pensieri non prendono il ritmo di un treno sulle rotaie e la velocità dei paesaggi che scorrono da un finestrino. La soluzione è presto detta: Balkans!

Un tranquillo parco pubblico. Sullo sfondo le guglie della cattedrale.

Un tranquillo parco pubblico di Zagabria. Sullo sfondo le guglie della cattedrale.

Ipotizzo un itinerario di massima, da poter fare nei pochi giorni che ho a disposizione, tutto il resto lo suggerirà il viaggio. Decido di non fare programmi, di non documentarmi nemmeno, o quasi per nulla. Quelle aspettative con cui negli ultimi tempi faccio la guerra, perdendola sistematicamente, non devono esistere questa volta. Voglio arrivare di fronte alla realtà senza filtri, assaporarla senza pregiudizi, lasciando che sia solo lei a parlarmi e a raccontarmi i luoghi. Gli spostamenti saranno parte integrante del viaggio, esperienza, possibilità di incrociare persone e di vedere tutto ciò che sta tra una tappa e l’altra. Avete mai pensato a quanta vita si perde spostandosi in aereo? Quindi zaino in spalla e sorriso stampato, il 30 dicembre 2015 si parte.

Vista dalla città alta.

Vista di Zagabria dalla città alta.

L’inizio del mio viaggio è un’alba dorata e dolcissima sul golfo di Trieste, da ammirare dal finestrino del treno. A Trieste, salgo su un autobus diretto al mio primo obiettivo: Zagabria. Mi ci vuole qualche chilometro di autostrada perché il viaggio mi entri in corpo: ecco che il respiro si acquieta, i muscoli si rilassano e tutto prende un ritmo più umano. Sto andando, e questo mi rassicura e rasserena.

Dopo circa quattro ore di viaggio inizia la periferia della città: architetture futuristiche, svettanti, colorate, lampeggianti, accanto a piccole casupole tradizionali in una coesistenza a dir poco ravvicinata. Tutto racconta della recentissima ricostruzione e della troppo rapida espansione di queste aree, dandomi la sensazione di un disordine alquanto spiacevole. Scesi dall’autobus, io e Vale, il mio compagno di viaggio, ci dirigiamo verso il centro storico, e qui lo scenario cambia: con i suoi ampi viali su modello dei boulevard parigini, i musei (mai visti così tanti!), le piazze e gli impeccabili edifici pubblici ha un’aria decisamente elegante e colta. Una piccola capitale che aspira ad essere bella e maestosa quanto le grandi capitali europee di inizio Novecento. Dove sono i Balcani?? Questa è Vienna, è Ungheria!

Vista di Zagabria dalla città alta.

Vista di Zagabria dalla città alta.

La sorpresa arriva nella città alta, la Gornji Grad. L’atmosfera è tranquilla, i turisti sono pochi. Cercando tra le porte e sbirciando dalle piccole finestre alla ricerca di un posto carino in cui mangiare qualcosa, ci imbattiamo in un localetto. Il ragazzo al bancone ci toglie subito le speranze: qui si beve, non si mangia! Considerata la temperatura esterna e il digiuno di quasi dodici ore, optiamo per un tè. Immaginate l’atmosfera: ambiente raccolto, soffitto basso in legno, aria impregnata di fumo denso, in sottofondo della musica jazz anni Trenta. Una stufa in maiolica di stile austriaco e piccole lampade con abat-jour in pizzo, che diffondono una luce giallognola. Una donna anziana dal volto severo e sognante, scavato e segnato da rughe bellissime, siede ad un tavolo, ondeggiando leggermente a ritmo di jazz davanti alla sua birra: la versione attuale e croata de L’absinthe di Degas. Questo posto, così defilato e accogliente, finalmente disinteressato ad essere di richiamo per i turisti, sembra mostrarci un po’di più dell’anima della città. Ciò che stavamo cercando.

Al momento di uscire e di tornare nella Zagabria degli anni Duemila, già nostalgici di quell’atmosfera d’altri tempi, accanto alla porta leggiamo un cartello: “The oldest pub in Zagreb”.

È ufficiale: d’ora in poi, nelle nostre menti, Zagabria sarà quel pub.

The oldest pub in Zagreb.

The oldest pub in Zagreb.

Kiara

Kiara

Architetto, un po’artista dai pensieri contorti che tenta di sciogliere meditando.
Le piace puntare in alto, soprattutto in montagna dove non si sente soddisfatta se non raggiunge la cima.
Considera la lentezza una virtù (mai metterle fretta!), e potrebbe passare le ore a conversare: meglio se davanti ad una tazza di tè verde o a un buon bicchiere di vino rosso.
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Comments

  1. Lola

    Ho fatto l’Erasmus a Zagabria….bravissima, leggendo questo articolo mi sembrava di essere lì. Hai reso perfettamente l’atmosfera di quella magnifica città.

    • Grazie mille Lola! Zagabria è sicuramente una città ricca di sfumature… Sono felice di averne descritte alcune delle tante che tu, grazie all’Erasmus, conoscerai bene. A presto!

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