Avete mai sentito parlare del merak? È una parola della lingua serba ma di origine turca, che esprime quello stato d’animo che permette di gioire delle cose più semplici, di godere a pieno della vita senza pensare al domani, magari con lentezza, lasciando che le cose accadano. Non esiste una precisa traduzione in italiano: forse perché, in Italia, il merak sembra essere un sentimento del tutto sconosciuto.

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La Sava vista da Kalemegdan. Allineati lungo la riva opposta, i locali galleggianti.

A Belgrado lo respiri fin dalla prima passeggiata negli ampi viali del centro, dove i bei palazzi sono imponenti, ma senza diventare protagonisti: l’impressione è che gli edifici ti lascino sopra la testa la giusta quantità di cielo che rende la strada luminosa anche nelle giornate più grigie, ariosa al punto da non farti sentire schiacciato, equilibrata al punto da farti rallentare il passo e rilassarti. Lo respiri ancor di più se continui la passeggiata verso la fortezza Kalemegdan, dove ti ritrovi a passeggiare, senza una precisa logica, tra gli spiazzi di erba, tra gli alberi e le tantissime sedute disseminate ovunque. Proprio questi serpentoni di panchine sembrano essere la concreta espressione del merak serbo: invitano a fermarsi, a sedersi, a contemplare.

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Due pittoresche signore belgradesi in pieno merak (foto di Valeriano De Gasperis)

E il senso di rilassatezza ti entra prepotentemente in corpo quando ti soffermi a guardare il panorama dall’alto della fortezza, e lo sguardo si appoggia sul pelo dell’acqua che scorre e sulla rigogliosa vegetazione oltre i fiumi. Sì, i fiumi! Perché Belgrado si origina alla confluenza della Sava e del Danubio, che qui si uniscono per poi continuare il proprio corso assieme, verso Istanbul, verso l’Oriente. La città è abbracciata delle loro acque, il cui scorrere quieto è quasi rassicurante, tanto che  viene da chiedersi se siano loro, Sava e Danubio, i veri responsabili dell’esigenza, nata qui e non altrove, di usare una parola come “merak”.

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Il punto di confluenza della Sava nel Danubio, visto dalla fortezza

Quale miglior modo di iniziare l’anno se non lascandoci trasportare da questa rilassatezza del vivere? La bella giornata di sole che ci accoglie (a quanto pare il grigiore dei Balcani ci ha concesso l’eccezione alla regola) è una nota in più di positività e un buon presupposto per intiepidire, almeno psicologicamente, il freddo pungente che congela le pozzanghere, anche a mezzogiorno, e più ancora le nostre mani che quasi non vorrebbero uscire dalle tasche. Per fortuna lungo la passeggiata ci sono numerosi Dejan, Bojan, Goran che con i loro sorrisi sdentati e le dita annerite ci vendono un bicchiere (anzi, molti) del prezioso (perché indispensabile per i non abituati, come me, alle temperature serbe) Kuvano Vino, il vino caldo. E se il pentolone rimane presto vuoto, niente paura: ci indirizzano da Jovan, che è appostato con il suo chioschetto pochi metri più in là; tanto, ci fanno capire, sono tutti nello stesso business.

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L’atmosfera metropolitana di Belgrado alla fermata dei filobus (foto di Valeriano De Gasperis)

Di questo particolare stato d’animo che è il merak abbiamo l’occasione di stupirci anche durante un grande concerto di musica pop-folk serba in cui siamo casualmente capitati. Qui, l’allegria, la spensieratezza, la spontaneità nel ballare, nel cantare e nel partecipare alla festa da parte di tutti i tanti presenti (la biondissima cantante a quanto pare è molto famosa in Serbia) ci ha coinvolti, stampando sorrisi e meraviglia sui nostri volti infreddoliti e regalandoci una serata, per quel che mi riguarda, indimenticabile. Lo stereotipo dei freddi Balcani ancora ci sfugge (fatta eccezione per le temperature ovviamente!), qui abbiamo trovato calore e divertimento.

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Il panorama di Belgrado vecchia dal ponte Bratstvo

Sull’onda del merak, ci troviamo a camminare lungo la Sava, dimenticando l’orologio, dimenticando la fretta, dimenticando anche l’avidità del vedere e del visitare ma cercando di farci trasportare dal luogo e dal momento. E il momento ci porta casualmente in una palafitta sull’acqua, a mangiare della zuppa di pesce di fiume cucinata sotto i nostri occhi da due inappuntabili cuoche serbe, con la vista della fortezza illuminata dopo il tramonto. Ci conduce poi in un jazz bar di stile un po’ bohémien, dove beviamo una Jelen, la birra serba: dalla strada questo locale non si vede, ma lo si può scorgere in lontananza, spiando dal ponte dentro le finestre di un grande palazzo in stile liberty; per arrivarci bisogna intrufolarsi nelle viuzze, cercarlo, e trovarlo. Il gran finale che Belgrado ci regala, trasportandoci davanti ad essa poco prima della chiusura, è la visita alla cattedrale ortodossa: un luogo accogliente ed intenso, che ci trasmette quell’emozione con cui abbiamo concluso le ultime ore in questa città.

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L’interno della bellissima cattedrale ortodossa

Ed è così che l’inafferrabile Belgrado ci ha fatto un po’ innamorare. Con tutte le sue facce, le sue sfumature, la sua imprevedibile atmosfera quasi inspiegabilmente priva di memoria. Una città mai uguale a se stessa, che sa sfuggire agli stereotipi, alle generalizzazioni e ai suoi stessi simboli. Che sa vivere, crescere, cambiare ed evolversi, forte forse di quel nazionalismo dalle radici profonde che non ha mai abbandonato. Belgrado sembra non voglia essere descritta, è impossibile farlo senza cadere nel vago e nel parziale: bisogna solo andarci e vederla con i propri occhi.

L’itinerario…

Vi propongo un breve itinerario non pianificato attraverso il quale abbiamo scoperto la città: un bel giro, che vi consiglio. Vi consiglio però ancor di più di lasciare in ostello indicazioni preconfezionate e guide turistiche, e di lasciarvi guidare dall’istinto… Poi, raccontateci dove vi ha portato!

Dalle vie del centro, cuore pulsante e commerciale della città con negozi, chioschetti, bancarelle, artisti di strada, arrivate fino in fondo a Knez Mihajlova, quindi iniziate la salita alla fortezza. Soffermatevi ad ammirare il panorama dall’alto nei vari punti lungo la salita (vi suggerisco di andare a darci un’occhiata anche di sera, con il buio: la vista verso i fiumi è mozzafiato, e la fortezza illuminata assolutamente suggestiva). Non perdetevi le chiesette ortodosse entro le mura: sono dei piccoli gioielli (con mosaici coloratissimi, icone, tantissime candele sottili piantate nella sabbia. In una di esse ci siamo stupiti di trovare dei maestosi lampadari luccicanti, fatti con centinaia e centinaia di pallottole). Vi potrà capitare di assistere a dei riti cui tantissime persone si sottopongono singolarmente, dimostrando la profonda devozione di questo popolo.

Terminata la visita alla fortezza, potrete tornare sui vostri passi, e costeggiare la Tadeuša Košcuška in direzione della Sava, fino ad arrivare ad un incrocio: qui entrate in Kosančićev Venac, il più antico insediamento di Belgrado successivo alla fortezza; la via omonima è una bella strada in acciottolato con aspetto prettamente ottocentesco e vista sul fiume. Una scalinata vi permetterà di scendere, giungendo al grande ponte Bratstvo: attraversatelo a piedi e portatevi sulla riva opposta, che vi offrirà la vista della città vecchia che si estende sul colle: una prospettiva che ho trovato di inaspettata bellezza. Se ci andate d’estate, potrete scegliere di fermarvi in uno dei tantissimi localini galleggianti sul fiume, dove si svolge la vera movida belgradese. Ritornando verso il centro, altro quartiere in cui trascorrere una serata piacevole è Skadarska: un’infilata di locali tipici allietati spesso con musica tradizionale dal vivo; l’atmosfera è divertita e rilassata, ma decisamente troppo turistica per convincere noi tre viaggiatori non vacanzieri a fermarci.

Per quanto riguarda l’alloggio, noi abbiamo scelto l’Hedonist Hostel: centralissimo, molto carino, pulito e a buon prezzo. Consigliato!

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Kiara

Kiara

Architetto, un po’artista dai pensieri contorti che tenta di sciogliere meditando.
Le piace puntare in alto, soprattutto in montagna dove non si sente soddisfatta se non raggiunge la cima.
Considera la lentezza una virtù (mai metterle fretta!), e potrebbe passare le ore a conversare: meglio se davanti ad una tazza di tè verde o a un buon bicchiere di vino rosso.
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