Il verde acceso degli alberi e delle piante, il rosso intenso della terra, l’azzurro vivo del cielo. Sono questi i colori che gli occhi degli indigeni Guaraní guardano ed è certamente da tutti gli elementi della natura circostante che deriva la loro saggezza. Le loro tradizioni e la loro cultura sono minacciate da oltre 400 anni, prima con l’arrivo dei conquistatori spagnoli e portoghesi, poi con i missionari gesuiti e infine con i processi di modernizzazione che li vedono coinvolti, loro malgrado. Ma nonostante tutto riescono a mantenere uno stupefacente livello di originalità e il loro approccio alla vita è la cosa che più mi ha colpito.

Il mio viaggio nel continente sudamericano mi ha portato a Puerto Iguazú, conosciuto per le maestose cascate all’interno del Parco Nazionale, ma non mi sono lasciato sfuggire l’opportunità di visitare e conoscere le comunità Guaraní, a non più di cinque chilometri dal centro della città. Gli indigeni di queste zone sono i Guaraní e si distribuiscono principalmente nella parte meridionale del Brasile, ma anche in Paraguay e nella provincia di Misiones nel nord dell’Argentina.

La delimitazione della proprietà delle comunità Guaraní.

La delimitazione della proprietà delle comunità Guaraní.

Ho visitato due delle comunità sul lato argentino e in particolare l’esperienza presso Jasy Porã è stata indimenticabile, grazie a Karai Mĩyĩ, con cui mi sono intrattenuto in interminabili discorsi. Karai, per il governo argentino Lidio Martinez, ha 29 anni, ma dice di non esserne sicuro in quanto i Guaraní non tengono conto dell’età ed è solo da pochi anni che sono stati costretti a essere registrati all’anagrafe: al momento della redazione dei documenti è stato deciso che lui è nato nel 1986. Il tempo è scandito dall’alternarsi del giorno e della notte, dai cicli della luna e da quelli del sole. Non assegnano inoltre un nome proprio a molti elementi naturali. Ad esempio ogni fiume in lingua Guaraní viene chiamato semplicemente “i” (acqua) ed è da qui che deriva il nome Iguazu: “i”, acqua e “guassù”, grande. I conquistatori europei credettero che si trattasse del nome proprio del fiume. La lingua parlata all’interno delle comunità è tuttora il Guaraní, anche se fin dall’adolescenza a scuola gli viene insegnato anche lo spagnolo.

Originariamente seminomadi, dopo l’arrivo dell’uomo bianco si sono progressivamente sedentarizzati: ora è possibile visitare le comunità nel medesimo luogo durante tutto l’anno. I loro movimenti seguivano i cicli naturali e ora che le città hanno pian piano eroso le terre a loro disposizione, non possono più muoversi e nemmeno sfruttare le risorse a disposizione nelle loro terre. Non hanno più abbastanza alberi nemmeno per costruire le loro case e sono costretti ad approvvigionarsene da fuori per non intaccare l’equilibrio naturale dell’area: il loro sostentamento deriva principalmente dagli oggetti di artigianato che vendono.

Nonostante questo cambio di abitudini, nonostante non vestano più i vestiti tradizionali, nonostante i più giovani ora abbiano più contatto col mondo moderno e internet, riescono tuttora a mantenere tradizioni, usi e costumi. I Guaraní hanno una loro religione in cui una divinità superiore ha creato la terra mentre due altri dei, il Sole e la Luna, hanno portato la vita sul pianeta sotto forma di piante, animali ed esseri umani. L’equilibrio con la natura è qualcosa di fondamentale e in quest’ottica non si precludono la caccia degli animali, ma si prodigano per la sostenibilità di tutte le specie: per questo ci sono periodi dell’anno in cui si dedicano alla pesca, altri in cui vivono di frutti e verdure, per poi passare al miele e infine alla carne.

Karai Mĩyĩ mi spiega il funzionamento di una trappola.

Karai Mĩyĩ mi spiega il funzionamento di una trappola.

All’interno di ogni persona è presente sia il bene che il male: essendo coscienti di questo, fanno di tutto per far prevalere costantemente il lato buono. Sono convinti inoltre che l’agire d’istinto, utilizzando il cuore, sia il modo migliore per fare prevalere il bene, in quanto ognuno di noi è facilmente tentato dal male quando pensa troppo. Allo stesso tempo quando sorge una conflittualità tra due persone l’assemblea della comunità non si adopera per giudicare il colpevole e stabilire una pena, ma si impegna per palesare il fraintendimento avvenuto tra i due litiganti in modo che essi stessi trovino la soluzione.

Bambini Guaranì si mettono in posa.

Bambini Guaranì si mettono in posa.

Le malattie poi nella maggior parte dei casi non hanno origine diversa da quella spirituale. Bisogna quindi curare l’anima attraverso riti che ristabiliscano l’equilibrio e che facciano prevalere il bene che è in ciascuno di noi. Karai Mĩyĩ non ha fatto alcun rito su di me, ma io sono uscito dalle comunità con un sensazioni molto profonde e con l’anima particolarmente in pace. Nessuno può essere tanto saggio quanto una persona che vive in sintonia con la natura. Un saluto alle comunità Guaraní, aguyyevete.

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Ci sono diverse comunità Guaraní, io ne ho visitate due: Yryapù e Jasy Porã. Nella prima mi hanno fatto un interessante giro di tutto l’insediamento, ma senza spiegarmi molto della loro cultura. Nella seconda il giro è stato più breve, ma ho avuto la possibilità di interagire con Karai Mĩyĩ per delle ore: è stata un’esperienza decisamente sorprendente e molto profonda, tanto che solo l’ora tarda mi ha costretto a malincuore a salutare la comunità.

Karai Mĩyĩ, una delle sue cinque figlie ed io.

Karai Mĩyĩ, una delle sue cinque figlie ed io.

Markin

Markin

Amante della libertà, ma indissolubilmente legato all'amato Friuli. Gran sognatore, ma con i piedi ben fissati a terra. Analizza le situazioni razionalmente, ma prende le decisioni d'istinto. Dalle apparenze tranquille, ma in uno stato di continua irrequietudine.
Insomma, un bel casino. Prova a schiarirsi le idee viaggiando.
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